Sicurezza
Chiude il bar amato da Spartaco Carlini al suo posto un pub
Carlo Venturini
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PISA. Un altro pezzo di storia della città chiude i battenti e questa volta per colpa o merito di un... bulldog. L'antico Caffé Pietromani, sul Lungarno Mediceo, meglio conosciuto come Bar Bosi, diventerà un music-pub dal nome accattivante che è "The Bulldog", locale che ha un gemello in Versilia. Se fosse ancora vivo, bisognerebbe chiedere al grande pittore e scultore visionario ed espressionista Spartaco Carlini dove potrebbe andare ora a disegnare, visto che il suo bar sul Lungarno ed il suo famoso tavolo non ci sono più. Ma visto che Carlini è ricomparso non in carne ed ossa ma con le sue opere nella mostra del 2002 a Palazzo Lanfranchi intitolata "Capricci del Novecento", è d'obbligo chiedere ad un conoscitore dell'arte del Novecento, Stefano Renzoni che cosa rappresentasse quel luogo per il nostro pittore. «Era la meta del suo vagabondaggio depresso ma creativo», dice Renzoni, docente al liceo Galilei. «Andava così spesso al Caffè Pietromani - continua Renzoni - che aveva un tavolo chiamato appunto il Tavolo del Carlini e lì scriveva, prendeva appunti, faceva schizzi». Il Caffè Pietromani era dunque il simbolo un po' sgualcito di un passato artistico, poetico e romantico che deve lasciare il passo alla modernità, ai pub, alle pizzerie, ai bar, al mercato che a Pisa è trainato sempre di più dagli studenti. Ma è il prof. Alessandro Tosi, curatore della mostra del 2002 su Carlini, a darci il ricordo più significativo quando racconta: «Carlini, nonostante i successi, scelse una pisanità ostinata, tant'è che quando fu invitato a fare una mostra a Milano, andò alla stazione di Pisa e chiese un biglietto per Pisa». «Il pittore - ricorda Tosi - passò al Caffè Pietromani gli ultimi dieci anni di vita disegnando freneticamente e di questa sua lunga frequentazione del Pietromani è piena tutta la letteratura sul nostro pittore». Carlini dunque si ritira, e sommessamente, senza invettive alla "Zang Tumb Tumb", lo fa anche il vulcanico futurista Filippo Tommaso Marinetti che proprio lì al Caffè Pietromani trovò riparo dall'assedio degli studenti universitari. «Marinetti era reduce da uno spettacolo al Teatro Rossi - dice Renzoni - ma qualcosa andò storto e gli studenti andarono a cercarlo sui lungarni quando lo videro al Caffè Pietromani». Il mito di Marinetti passò dunque anche dal Caffè Pietromani e proprio lì, davanti a quelle spallette, il fondatore del Futurismo ebbe un vivace alterco con alcuni studenti contestatori. Tornando però alla figura che più assiduamente ha frequentato il Caffè, Carlini partecipò nel 1909 alla Biennale di Venezia e poi alla Quadriennale di scultura di Roma. Ed è proprio per questi suoi successi che Pisa gli ha dedicato una mostra antologica in una delle sedi più prestigiose della città che è appunto il Palazzo Lanfranchi. «Ancora oggi - dice Tosi - il gabinetto delle stampe del Palazzo Lanfranchi conserva molti dei suoi lavori giovanili tutti da vedere». Al di là della nuova veste del Caffè Pietromani che diventerà un pub, va ricordato che questo è solo l'ultimo locale storico che lascia Pisa: basti pensare al cinema Lumiére ed ai tanti negozi del centro che hanno lasciato spesso il passo a bar e pizzerie o a catene di abbigliamento. In fondo, nessuno, se non una ristretta cerchia di eruditi, era a conoscenza che nel Caffè Pietromani disegnasse il pisanissimo Carlini. Nessuna targa lo ha mai menzionato e la bella mostra del professor Tosi, ormai, è passata da nove anni. Pisa è spesso ingrata proprio con quei figli che più l'hanno amata. Basti pensare all'altro grande pittore Gianni Bertini, pisano ma celebrato in patria solo quando la sua fama è stata mondiale. Per fortuna della pisanità, poco più in là, resite sul Lungarno Pacinotti il Caffè dell'Ussero, meta di altri poeti e letterati.
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