Finanza
Rebeldìa e Comune verso l'accordo
Gianluca Campanella
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Un presidio davanti alla sede di Rebeldìa Bando pubblico per un capannone vicino al palazzetto
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PISA. Fra oggi e domani Comune e Rebeldìa si incontreranno per definire i dettagli della nuova proposta avanzata dall'amministrazione. Da entrambe le parti c'è voglia di chiudere, perché il 27 gennaio, come è stato annunciato, l'ufficiale giudiziario arriverà con le forze dell'ordine in via Battisti e ci sarà lo sgombero. Ma i rappresentanti delle sigle che compongono il "Laboratorio delle disobbedienze" dicono di non conoscere la soluzione avanzata dal Comune e i termini del contratto. Per il momento, secondo alcuni esponenti, sono stati solo avviati contatti su uno dei capannoni vicini al Palazzetto dello sport e indicato pochi giorni fa da loro stessi. La giunta sarebbe orientata a concederne l'uso ponendo tre condizioni: attribuzione mediante bando pubblico; impiego delle strutture e programmazione delle iniziative nel rispetto della legalità; infine, definizione precisa del perimetro utilizzabile, senza sconfinamenti. Dunque sui tempi è certo che si va oltre il 27 gennaio, ne sono coscienti a Rebeldìa che quindi non essendosi organizzati fin qui dovranno sospendere per un po' le attività, ma l'impegno del Comune è quello di conservare nel frattempo, nella futura sede, tutto il materiale. Seconda questione: la casa delle associazioni, in passato, ha sforato gli orari e le intensità sonore consentiti, creando disagi al vicinato. Il "nuovo corso" sarebbe un patto perché non avvenga più. Infine gli spazi. Il Comune aveva indicato lo stabile di via Saragat: era stato rifiutato perché, secondo i ragazzi, era troppo costoso per le casse pubbliche e non abbastanza grande per contenere tutte le attività. Ma questo terzo punto è facile da superare, in quanto Rebeldìa ha manifestato interesse per la nuova location che però non è più grande di via Saragat (era stata scartata da loro stessi cinque anni fa), ma è un po' più in centro. Tutto risolto? Non ancora. Sul fronte della maggioranza che sostiene il sindaco Marco Filippeschi, per il momento c'è almeno una forza politica che mugugna. Si tratta dei socialisti, che non mettono in dubbio la valenza di Rebeldìa, ma sono poco convinti del percorso con cui si arriva alla fine della vicenda: troppa differenza con il quasi pugno di ferro dell'anno scorso. La direzione provinciale del partito addirittura gradirebbe un referendum comunale sul tema, per tutelare i diritti di tutti, cittadini contrari compresi. Dal lato delle associazioni, invece, c'è qualcuno "duro e puro" che sostiene l'opportunità della resistenza passiva il giorno dello sgombero forzato; altri che evidenziano la necessità di non perdere l'ultimo treno. Ma Rebeldìa fa sapere che «come sempre, raggiungeremo l'unità in assemblea, appena conosceremo i dettagli dal sindaco».
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