La manifestazione
Spaccio e violenza, abituati a conviverci
g.bor.
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La piazza con linconsueta presenza contemporanea di carabinieri e avventori ai bar e ai pub Un'atmosfera quasi normale mentre i carabinieri erano al lavoro
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Lo schermo al plasma fuori dal bar continua a trasmettere la diretta della partita. Sui tavoli all'aperto si parla sorseggiando birra e vino. Tale è l'abitudine alle liti, all'esplosione di violenza, al regolamento di conti, che lo choc per le coltellate, l'assassinio mancato per poco, viene superato in una manciata di minuti. Indifferenza non proprio, dato che in qualche dialogo spunta il racconto di quel che è successo, ma abitudine e ormai rassegnazione alla violenza, quella sì. La piazza si è fermata col cuore in gola solo durante le urla del ferito a terra e l'intervento di rianimazione dei soccorritori del 118. C'è chi non aveva notato niente e solo dopo ricorda una sagoma che si allontana senza correre con il braccio lungo il fianco e quello destro che finiva nello scintillìo della lunga lama, mentre dall'altra parte rompevano l'improvviso e inusuale silenzio della piazza le urla del ferito. Dura poco il capannello intorno ai medici e agli infermieri che praticano le prime terapie. Poi, partita l'ambulanza, chi è rimasto alle Vettovaglie è tornato alle sue bevute o alla cena e ha convissuto con le squadre dei carabinieri che hanno effettuato i rilievi e con il dubbio che quel giovane tunisino potesse essere morto. Ma è stato un dubbio che non ha modificato la solita atmosfera di Piazza delle Vettovaglie. Anzi sì. «Almeno stasera - dice uno dei camerieri di un locale che si affaccia sui portici - è più pulita. Non ci sono i soliti gruppi di spacciatori che a distanza si guardano in cagnesco e magari poi litigano. Vedi? Tutto è tranquillo. Si tengono alla larga visto che ci sono i carabinieri. Fosse sempre così, senza il timore di trovarsi coinvolti nelle risse per una partita non pagata, una dose taroccata o un cliente "rubato"». Fino a oltre le 22,30, dalle 19,20 ora dell'accoltellamento, il lavoro dei carabinieri di rilievo delle tracce di sangue, di misurazione delle orme e la catalogazione di reperti con probabili impronte dell'aggressore, sembra paradossale. Il nastro bianco e rosso del "luogo del crimine" circoscrive un quadrato di pochi metri intorno alla fontana e alle copiose macchie di sangue sul lastricato, su un lenzuolo usato per tamponarlo e su scatole di cartone. Intorno, al di là del nastro e delle auto dei carabinieri, tavolini in cui scambia allegria, si sorseggia, si cena. Un po' di musica - ma stasera il volume è un po' più basso - viene da un altoparlante e aggiunge un segno di normalità. Ma il gracchiare sommesso dalla radio ricetrasmittente della "gazzella" ricorda che nello stesso luogo stanno convivendo avventori e investigatori. E si ribadisce il paradosso. Ogni tanto, comunque, qualcuno si avvicina agli uomini in divisa e getta lì una domanda o fa commenti. «Noi 'sta roba qua non la vogliamo», dice a voce alta, anche per farsi sentire dai carabinieri e sottolineare la difficile convivenza che c'è con il mondo dello spaccio e della violenza, una donna che lavora in un ristorante della piazza. «Ci danneggia - aggiunge - non ci fa lavorare. Vedrai domani i giornali. E altri giovani avranno paura a venire qui. Dalle 18 in poi questi si ritrovano ogni sera, chi in un angolo, chi in un altro e guai se vengono in contatto». «Davvero non se ne può più - si dicono alcuni giovani a un tavolino sotto i portici quando notano presenze non usuali - e quando capitano liti, anche con i carabinieri nell'altra piazza c'è sempre il pericolo dell'irreparabile. Anche l'altra sera si sono picchiati e prima che qualcuno potesse intervnire è trascorso tanto di quel tempo che poteva scapparci il morto». Ma passano le ore e man mano la piazza torna ad essere solo quel luogo di vissuto giovanile e di parole a ruota libera davanti a un bicchiere da vuotare. Ci vuole poco e l'episodio, il sangue, l'odore di violenza e morte viene del tutto dimenticato. Anzi no. Ci si abitua anche a quello come di nuovo a quelle presenze sgradite e inquietanti che all'improvviso possono cambiare in luogo di tragedia quello della serata tra amici.
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