La manifestazione
«No alla soppressione dei distretti sanitari»
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La sede del distretto socio-sanitario di Mezzana Sulla stessa linea Spi-Cgil, Rifondazione Comunista e Cittadini e Territorio
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SAN GIULIANO. La soppressione dei distretti socio-sanitari di Pontasserchio e Mezzana crea grande malcontento. Se ne fanno interpreti, fra gli altri, Spi-Cgil, Rifondazione comunista e "Cittadini e Territorio". Dice il sindacato: «I distretti furono costituiti con l'idea di decentrare e portare i servizi più vicini ai cittadini anche come forma preventiva degli stati di salute delle persone. Con i servizi più vicini le persone sono più portate a controllarsi e i medici di base sono nelle condizioni di svolgere un ruolo fondamentale e qualificato. I punti di Pontasserchio e Mezzana permettevano anche agli anziani di poter autonomamente recarsi alle visite senza essere totalmente dipendenti dalle famiglie e il servizio pubblico assolveva al suo ruolo». Dice la Spi-Cgil: «Chiudere questi distretti decentrati accentrando i servizi è come rinunciare, anche se in parte, al ruolo pubblico della salute, in alcuni casi come Pontasserchio alcune funzioni sono affidate alla Pubblica Assistenza, funzione meritoria importante che in parte allieva i disagi. È un fatto che gli anziani potevano tranquillamente recarsi sul posto. Ora questo non sarà più possibile con tutte le conseguenze del caso». Dice Gilberto Vento: «L'operazione di chiusura del distretto fu tentata già qualche anno fa nella logica del presunto risparmio, frutto dell'accentramento dei servizi dell'ospedale di Cisanello. Con la nostra presenza al governo nel territorio sangiulianese fermammo quella operazione ritenendo che i presidi sanitari e sociali sparsi oltre a rispondere meglio alle esigenze delle fasce deboli e favorire una familiarità tra medici, assistenti sociali e pazienti, incidono molto meno sui costi collegati al servizio». Infine "Cittadini e Territorio" con i consiglieri comunali Virgilio Luvisotti e Riccardo Maini: «Inutile dare la colpa di tutto ai "tagli" del Governo di Roma. Avrà, anzi ha, le sue responsabilità. Però localmente bisogna controllare meglio le spese e privilegiare i servizi pubblici».
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