Sicurezza
Raid degli ultrà, silenzio davanti ai giudici
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Il bar «Sorriso» di Terni Svolti in varie carceri toscane sedici interrogatori di garanzia
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PISA. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere quindici dei diciassette tifosi arrestati venerdì all'alba dalla Digos per una spedicizione punitiva in un bar di Terni che sarebbe la base della tifoseria rossoverde. Uno solo avrebbe scelto la possibilità di fornire la sua versione dei fatti, mentre un altro deve ancora comparire davanti al giudice. Ieri mattina infatti si sono svolti, in varie carceri toscane, dove i 17 sono dislocati, gli interrogatori di garanzia davanti a gip dei tribunali locali delegati con rogatoria. Gli interrogatori sono avvenuti nelle carceri di Pisa, Livorno, Firenze, Lucca, Prato, Pistoia e Siena. Corposo il collegio di difesa, composto da Giulia Padovani, Andrea Bottone, Andrea Di Giuliomaria, Luca Poldaretti, Enrico Pappalardo, Stefano Del Corso e Tiziano Checcoli. Per tutti, tenendo conto del fatto soprattutto che la maggior parte degli arrestati è incensurata, la difesa ha chiesto una modifica della misura cautelare e gli arresti domiciliari. La risposta non tocca ai giudici delegati, incompetenti nella decisione, bensì al gip di Terni che ha firmato le 17 catture. Intanto i legali devono prendere visione del corposo fascicolo di atti che ha portato all'identificazione e all'arresto del gruppo di tifosi nerazzurri e che prevede l'arrivo di un'altra decina di denunce. I fatti per cui il gruppo di tifosi è stato arrestato risalgono al 12 settembre scorso. Secondo l'accusa, una trentina di ultrà nerazzurri sarebbe andata nella città umbra il giorno della partita Terni-Pisa: obiettivo il bar frequentato in genere dalla tifoseria opposta e l'ennesima protesta contro la tessera del tifoso per l'esclusione dallo spettacolo dei fuori provincia che ne sono sprovvisti. La partita è al pomeriggio, ma il gruppo, secondo gli inquirenti, parte all'alba, devasta il bar e la veranda esterna facendo decine di migliaia di euro di danni e ferendo la titolare che ne esce con una mano fratturata, ed è a Pisa già all'ora di pranzo, due ore prima dell'inizio della partita, previsto per le 3. Al momento dell'incursione, definita una spedizione paramilitare, cercano i tifosi rossoverdi che però non ci sono. I pisani, che sarebbero stati armati di mazze, bastoni, tirapugni, fumogeni e petardi, in due minuti di ordinaria follia distruggono il locale e fuggono su auto prese a nolo per conto di altri. Ad inchiodarli saranno i tabulati delle celle telefoniche, riprese video in autostrada, tracce dei noleggi e le testimonianze di diversi sportivi con cui si sarebbero vantati dell'impresa. C.V.
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