Il Tirreno

Pisa

Il Lumière chiude e rinasce

Carlo Venturini
Il Lumière chiude e rinasce

L'obiettivo: diventare come il Teatro del sale a Firenze

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PISA. Il cinema Lumière di vicolo del Tidi chiuderà i battenti a febbraio, ma in quello spazio si continuerà a fare spettacolo, teatro, cinema e ristorazione grazie ad una cordata di imprenditori che sono in trattativa con la proprietà dell'immobile. Ma che c'entra il Lumière con la vicenda della paventata chiusura dell'Arsenale? Poco o nulla se non fosse che c'è una concomitanza temporale nella crisi dei due cinema e che l'Arsenale ha una quota nella società del Lumiére. Quest'ultimo, da quanto si è potuto apprendere anche da una nota dell'associazione Arsenale, era nato ed era stato gestito per rimanere sul mercato. Il Lumière cioè non è un'associazione con 7mila soci come l'Arsenale, «bensì - leggiamo nella nota - è un esercizio commerciale, sia pure di qualità, con la necessità di far quadrare il bilancio in fondo all'anno e quindi completamente legato a logiche di mercato».

Il mercato, dunque, caccia il Lumière da vicolo del Tidi. «Abbiamo pensato - si legge ancora nella nota dell'Arsenale - che a Pisa ci fossero più spettatori disposti a vedere cinema di qualità. Su questo abbiamo rischiato molto lavoro e molto denaro insieme agli altri soci». Il Lumière ha acceso il proiettore nel 2004 dopo aver ristrutturato e recuperato quegli spazi, oggi dotati di tutti i comfort e di tutta la tecnologia adatta alla fruibilità di film di qualità. «Purtroppo ci siamo sbagliati - continua l'Arsenale - perché gli spettatori del Lumière, seppur affezionatissimi, sono in numero molto esiguo, una media di 40 al giorno, e sono insufficienti a far sopravvivere un cinema». Fatto sta che, prima di mettersi al capezzale dell'ennesimo cinema monosala che chiude in città, bisogna fare i conti con l'oste, perché il Lumiére, se pur con altri soci, se pur con una vocazione diversa, può continuare in tempi ed in modi diversi a proiettare film di qualità.

Infatti, sembra che la nuova cordata di imprenditori del mondo dello spettacolo e della ristorazione non sia intenzionata, per esempio, a rimuovere lo schermo e la cabina di proiezione e questo non per un omaggio alle vestigia del passato. Se i film di qualità non reggono sul mercato dei monosala, forse è sufficiente affiancare a quelle proiezioni qualche attività sicuramente più redditizia, come quelle di un ristorante e di un bar. Esempi del genere si trovano a Firenze, come il Teatro del Sale che nel suo sito si definisce al negativo, cioè che «non sarà mai un luogo di confusione, non sarà mai un luogo di intrattenimento senza la volontà di rintracciare fili culturali». Ed è quello che si augurano in tanti per il Lumière, visto che Pisa ha bisogno di tutto meno che dell'ennesimo "barrino" che vende birra.

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