Il Tirreno

Pisa

Una città vitale, innovativa e aperta ma non pericolosa

Una città vitale, innovativa e aperta ma non pericolosa

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Un osservatorio privilegiato e basato su numeri e fatti, quello del questore Raffaele Micillo, per parlare della nostra città e dei suoi problemi dal punto di vista dell'ordine pubblico. E questa intervista consente anche di capire quale la filosofia e i sentimenti con cui l'uomo, a Pisa da 15 mesi, affronta il ruolo non facile di guida delle forze di polizia in città, oltretutto dovendo mantenere i servizi per la sicurezza di fronte ai tagli del governo. È trascorso poco più di un anno dal suo arrivo a Pisa. Dopo il lavoro alla Presidenza del consiglio ha diretto la questura di Viterbo; come sintetizzerebbe la differenza tra le due città che non sono molto diverse per numero di abitanti? «L'esperienza viterbese è stata una buona palestra professionale. La differenza è essenzialmente fondata su una differenza caratteriale. I viterbesi sono più restii alle innovazioni ed affrontano i vari aspetti della convivenza civile con atteggiamenti più pacati e riflessivi, mentre i pisani sono fortemente innovativi, pronti al confronto, ed aperti a qualsiasi esperienza che possa portare miglioramenti, seppure frequentemente in un clima di aspra polemica».  Alcuni, e non solo movimenti politici, ritengono Pisa città pericolosa, la descrivono in mano alla criminalità, alla droga, anche in conseguenza di un eccesso di immigrazione clandestina e di rom. Dal suo osservatorio, basato su dati di fatto e non su percezione, cosa risponde? «E' indubbio il fatto che in città siano presenti personaggi dediti a delinquere, che sfruttano spudoratamente l'ampia presenza dei giovani soprattutto per smerciare stupefacenti, come è altresì vero che rileviamo una presenza di stranieri - ma non più che in altre città - che attratti in altri tempi da condizioni di vita più facili, attualmente data anche la situazione di crisi si ritrovano a dover tentare quotidianamente l'avventura di procurarsi un pasto, tenendo talvolta anche comportamenti illeciti. Ciò non vuol dire tuttavia che la città sia in mano alla criminalità o che Pisa sia una città pericolosa. Chi sbaglia paga ed in linea di massima prima o poi chi delinque viene arrestato. Le Forze di Polizia, tutte insieme, effettuano in continuazione arresti e denunce all'autorità giudiziaria per i reati più vari, specie quelli contro il patrimonio e contro la persona ed i numeri parlano chiaro, stante soprattutto la tendenza a diminuire dei principali reati che maggiormente determinano allarme sociale. La percezione della sicurezza poi è argomento talmente complesso che certamente non potrebbe essere esaustivo trattarlo in questa circostanza. Le varie graduatorie stilate ogni anno in proposito, pur nel rispetto di coloro che le fanno, di certo prestano il fianco a svariate osservazioni che, se adeguatamente valutate, probabilmente farebbero scalare di diversi posti la città anche per quanto riguarda la sicurezza».  Di cosa ha bisogno in più, dal punto di vista della sicurezza, questa città? «Ritengo che la questione possa essere sostanzialmente affrontata, come polizia, con le forze che abbiamo sul territorio. Certo diventano insufficienti se pensiamo di mettere un agente o un carabiniere ad ogni angolo o posti fissi nelle ventiquattro ore nei vari punti della città. Ma non credo che si voglia questo. Ciò che ritengo necessiti invece è una maggiore attenzione ai problemi pratici, prevalentemente di ordine sociale, che determinano, se non affrontati e risolti, situazioni di intolleranza e di disagio con connesse lamentele di insicurezza di chi mal sopporta vedere vagabondi o persone con disagi che incutono timore e nei cui confronti comunque non ci sono reati penali da contestare. Per non dilungarmi eccessivamente, se nella zona della stazione si continua a distribuire da mangiare ai bisognosi e le istituzioni non trovano un posto dove ospitarli anche per la notte, è chiaro che il problema difficilmente troverà soluzione: nessuno si allontanerà di lì e non ci sono situazioni di illecito che giustifichino, stante l'assenza di reati, l'intervento delle forze di polizia. Attualmente il nostro impegno è un presidio in zona integrato da interventi mirati e da operazioni della Squadra Mobile, che costituiscono di sicuro un valido deterrente ma che non risolvono alla radice il problema. Analogo discorso, più o meno, per la zona del centro storico dove è attivo un presidio dell'Arma. L'amministrazione comunale e le associazioni varie, in attuazione di tutte le sinergie possibili, tentano di intervenire al meglio delle proprie possibilità ed i progetti di urbanistica in via di attuazione per una nuova sistemazione di varie zone della città di certo vanno nella direzione giusta in quanto, allorché ultimati, contribuiranno a risolvere problematiche attualmente presenti».  Veniamo alle difficoltà delle risorse disponibili per le forze dell'ordine - per non parlare delle retribuzioni - spesso lamentate dai sindacati. Come superarle senza incidere sui servizi? «Le difficoltà nella attuazione dei servizi non mancano ma con una attenta azione di pianificazione e di coordinamento si riesce in buona sostanza a dare risposte valide sul territorio ed a gestire la parte amministrativa che interessa autorizzazioni, passaporti, immigrazione, accertamenti e verifiche per l'anticrimine oltreché i numerosissimi eventi e manifestazioni che interessano l'ordine pubblico, compreso lo stadio».  Qual è l'operazione o il provvedimento di cui va più orgoglioso di questi 15 mesi? «Sono diversi, ma in particolare voglio ricordare l'arresto di un bel gruppo di spacciatori avvenuto prima dell'estate. Ho sempre un conto aperto con la droga e non ho mai provato soddisfazione più grande che vedere in carcere un venditore di morte. Ho il ricordo indelebile di diversi bravi ragazzi che ho conosciuto morti per droga e conservo ben impresso lo stato pietoso, prima di morire, in cui si erano ridotti».  L'errore che si rimprovera? «Non vorrei peccare di presunzione, ma non mi pare di aver fatto grossi errori».  Stiamo vivendo momenti delicati per quanto riguarda politica e sociale. Ad esempio, per le occupazioni delle case di via Marsala, lei ha anche subito critiche per un atteggiamento definito "troppo morbido" e per non aver sgomberato subito con la forza l'edificio. Com'è andata dal suo punto di vista? «L'ordine pubblico e gli interventi ad esso connessi sono una cosa seria e vanno affrontati con la necessaria ponderatezza e la doverosa valutazione di ciò che si va fare. Non sarebbe la prima volta che qualcuno, nel corso di interventi di questo tipo si fa male seriamente o peggio ancora. E, ne sono certo, nessuno desidera che ciò accada. La storia delle case di Riglione alla fine mi ha dato ragione; una operazione molto complicata e pericolosa per come si presentavano determinati agli occupanti è stata risolta nel migliore dei modi ed i tempi, anche se qualcuno parla ma non sa cosa dice, sono stati perfettamente in linea ed in totale sintonia con l'autorità giudiziaria».  E a quella parte della tifoseria pisana che contesta la tessera del tifoso e rimprovera alle forze dell'ordine una maggiore e ingiustificata severità nei suoi confronti, cosa risponde? «Se avessi voluto essere particolarmente severo ad applicare alla lettera tutte le direttive credo che, probabilmente, le partite di calcio nemmeno si sarebbero disputate. Posso documentare la mia disponibilità ad incontri con la tifoseria, che comunque rispetto, ma che arroccandosi su posizioni probabilmente ideologiche non ha mai voluto partecipare ad incontri auspicati».  Altro caso: Rebeldìa. C'è una decisione del tribunale da far rispettare, la società proprietaria rischia pesanti penali se ritarda i lavori della sesta porta, ma intanto gli aderenti dicono che resisteranno e ci sono un movimento di opinione e partiti che supportano il centro sociale e chiedono di non sgomberare con la forza pubblica. Un gatta che ora tocca a lei pelare. Qual è la sua impostazione? Non teme che con la resistenza allo sgombero - e con possibili scontri - si voglia un caso politico nazionale? «L'approccio al problema richiama in parte la risposta precedente per la questione di Riglione. Qui il problema, se possibile, è ancora più serio. Io so di dover eseguire, con la forza pubblica, una sentenza del Tribunale di Pisa. Qualora tutti i tentativi di risolvere pacificamente dovessero fallire si renderà necessario l'intervento per liberare l'immobile. Le valutazioni di carattere politico esulano dalle mie competenze e qualora si voglia fare di Pisa un caso nazionale, purtroppo ben poco posso fare se non attenermi strettamente alle leggi dello Stato ed usare tutte e precauzioni possibili e le misure idonee ad evitare incidenti. Se poi ogni appello al buon senso non dovesse essere accolto, ognuno si assumerà le sue responsabilità». Buon lavoro, questore.

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di Redazione web