Il dolore
Medicina in sinergia con Siena
Gianluca Campanella
Si chiudono corsi non più sostenibili, ma presenti nella città del Palio
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PISA. Nella facoltà di Medicina, come in tutte le altre, diminuiscono fondi e personale e ci sono maggiori vincoli di legge. Ma il preside Mario Petrini accetta la sfida e annuncia un incremento del livello didattico e una sinergia con l'Università di Siena: «La scommessa da ora in poi è cercare di trarre il meglio». Se proprio dobbiamo trovare un merito nella riforma che porta il nome del minsitro Mariastella Gelmini è che «ci impone di rimescolare le carte». L'idea di fondo è chiudere i corsi di laurea che non è possibile più mantenere, potenziando quelli residui e facendo in modo che i corsi sacrificati qui, non siano gli stessi di Siena: così, l'offerta complessiva dei due atenei non presenta lacune, anche se ciascuno conserva la sua autonomia. Cominciamo col vedere i motivi della chiusura. A causa dei decreti 270/2004 e 17/2010, ci sono nuove disposizioni sul numero di docenti per materia e per corso. Siccome ogni anno una quota di professori va in pensione, ma il turnover è quasi azzerato e non ci sono concorsi, diventa inevitabile tagliare.
Nell'anno accademico 2011/12 i corsi di laurea passano a 18 dagli attuali 25. Inoltre, nelle lauree triennali gli insegnamenti di base sono unificati in un tronco comune: allora non ci sarà più una chimica o una fisica per ogni corso, ma queste lezioni saranno seguite dagli iscritti di più lauree. Ciò significa anche aule più affollate, ma sempre entro i limiti imposti dal ministero. La boccata d'ossigeno arriva dall'assegnazione di 12 posti di ricercatore a tempo indeterminato: Petrini ricorda che rientrano nel pacchetto degli 85 totali in tutta l'università, «lasciati in eredità dalla precedente amministrazione; abbiamo "gestito" i nostri per potenziare le strutture più promettenti». Come logopedia, per esempio; mentre i perfusionisti restano solo a Siena. Tutto il piano deve essere approvato dal senato accademico, ma Petrini illustra i vari passaggi decisi come «frutto di un accordo con tutti gli organi di facoltà» e parla di «rapporti eccellenti con il rettorato».
L'università di Firenze, invece, per il momento riesce a garantire l'esistenza di tutti i corsi. Se un giorno dovesse essere necessario ragionare a livello di Toscana, la proposta fiorentina si baserebbe su un modello diverso: corsi unici per le lauree triennali con amministrazione centrale. È molto più vicino al sistema attuale delle scuole di specializzazione, previsto dal ministero. Presto per dire quale sarà la soluzione. Una conseguenza della liberazione di spazi non più utilizzati per le lezioni è la disponibilità di aule. Il preside di facoltà Petrini intende implementare la ricettività per gli studenti realizzando nuove biblioteche e aule didattiche, con meno spese di affitto e senza costruire nuovi plessi. L'unico progetto edile che continua è il polo didattico di Cisanello, «che un giorno sarà unica sede». L'ospedale si sta lentamente spostando dal Santa Chiara e Medicina si muove di pari passo. Un'operazione molto complessa. Anche sul fronte Aoup, la nostra Azienda ospedaliera universitaria, ci sono progetti per «migliorare le spese»: sarà un percorso condiviso, perché «per fortuna il clima è ottimo». Ma i tagli non riguardano i corsi, come infermieristica; anzi si manterranno attivi tutti quelli decentrati che sono a Pontedera, Livorno, Lucca e Massa. Si razionalizzerà, sfruttando l'offerta tecnico-pratica e puntando alla «sinergia anche didattica con le aziende ospedaliere». Con l'Aoup «pensiamo a un lavoro di riorganizzazione dei dipartimenti assistenziali, cercando di renderli più funzionali anche alle necessità didattiche».
Nell'anno accademico 2011/12 i corsi di laurea passano a 18 dagli attuali 25. Inoltre, nelle lauree triennali gli insegnamenti di base sono unificati in un tronco comune: allora non ci sarà più una chimica o una fisica per ogni corso, ma queste lezioni saranno seguite dagli iscritti di più lauree. Ciò significa anche aule più affollate, ma sempre entro i limiti imposti dal ministero. La boccata d'ossigeno arriva dall'assegnazione di 12 posti di ricercatore a tempo indeterminato: Petrini ricorda che rientrano nel pacchetto degli 85 totali in tutta l'università, «lasciati in eredità dalla precedente amministrazione; abbiamo "gestito" i nostri per potenziare le strutture più promettenti». Come logopedia, per esempio; mentre i perfusionisti restano solo a Siena. Tutto il piano deve essere approvato dal senato accademico, ma Petrini illustra i vari passaggi decisi come «frutto di un accordo con tutti gli organi di facoltà» e parla di «rapporti eccellenti con il rettorato».
L'università di Firenze, invece, per il momento riesce a garantire l'esistenza di tutti i corsi. Se un giorno dovesse essere necessario ragionare a livello di Toscana, la proposta fiorentina si baserebbe su un modello diverso: corsi unici per le lauree triennali con amministrazione centrale. È molto più vicino al sistema attuale delle scuole di specializzazione, previsto dal ministero. Presto per dire quale sarà la soluzione. Una conseguenza della liberazione di spazi non più utilizzati per le lezioni è la disponibilità di aule. Il preside di facoltà Petrini intende implementare la ricettività per gli studenti realizzando nuove biblioteche e aule didattiche, con meno spese di affitto e senza costruire nuovi plessi. L'unico progetto edile che continua è il polo didattico di Cisanello, «che un giorno sarà unica sede». L'ospedale si sta lentamente spostando dal Santa Chiara e Medicina si muove di pari passo. Un'operazione molto complessa. Anche sul fronte Aoup, la nostra Azienda ospedaliera universitaria, ci sono progetti per «migliorare le spese»: sarà un percorso condiviso, perché «per fortuna il clima è ottimo». Ma i tagli non riguardano i corsi, come infermieristica; anzi si manterranno attivi tutti quelli decentrati che sono a Pontedera, Livorno, Lucca e Massa. Si razionalizzerà, sfruttando l'offerta tecnico-pratica e puntando alla «sinergia anche didattica con le aziende ospedaliere». Con l'Aoup «pensiamo a un lavoro di riorganizzazione dei dipartimenti assistenziali, cercando di renderli più funzionali anche alle necessità didattiche».
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