Il Tirreno

Pisa

Prof picchiato, sconcerto in ateneo

Gianluca Campanella
Palazzo Matteucci, sede del Dipartimento dov’è avvenuta l’aggressione ai danni del professor Barone
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Palazzo Matteucci, sede del Dipartimento dov’è avvenuta l’aggressione ai danni del professor Barone

E i docenti si interrogano sul rapporto con gli allievi

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PISA. «Sono repubblicano, non reazionario. Ma stiamo perdendo il controllo di questi ragazzi, che hanno bisogno di una guida e di formazione. Una scuola repubblicana deve essere valida per tutti. E se uno si presenta a un esame senza aver studiato, deve essere bocciato, anche se è al settimo tentativo». 

Charles Barone, il professore della facoltà di Lingue che giovedì è stato aggredito da uno sconosciuto nel suo ufficio, è uscito dall'ospedale e la settimana prossima sporgerà denuncia. Ma l'episodio diventa lo spunto per analizzare il rapporto tra studenti e professori; per capire se, come il "bullismo" nelle superiori, anche a livello accademico qualcosa stia cambiando. 

Cominciamo dal probabile movente: il giovane che ha sferrato alcuni pugni sul viso del docente sarebbe il fidanzato di una studentessa bocciata a un esame.  Ecco, secondo il preside di Lingue, Bruno Mazzoni, un legame con le superiori ci sarebbe: «Da quando lì sono stati eliminati gli esami di riparazione, i ragazzi sono abituati a non avere ostacoli sul proprio cammino. Appena incontrano le prime difficoltà e si chiedono: "Come si permette quel professore?"». 

Mazzoni aggiunge un altro fattore: «L'eccessiva presenza dei genitori. Da tre anni svolgiamo test d'ingresso, non vincolanti per l'ammissione. Ciononostante le matricole sono accompagnate da padri e madri come se fossero in sala operatoria».  Certo, ci sono eccezioni, persone «mature», ma la via d'uscita per «non riproporre i cliché della scuola dell'obbligo è una sola: la cultura».

Allora la proposta del preside è la creazione di diplomi tecnico scientifici, «più spendibili sul mercato del lavoro, che facciano riscoprire anche la cultura materiale»; ma, a monte, introdurre nei test anche uno scritto di lingua italiana, «prova insidiosa, che il 95% dei candidati oggi sbaglierebbe, in modo che questo "trauma" renda i ragazzi più consapevoli».  Al contrario, Claudio Palazzolo, preside di Scienze politiche, pensa che il «salto di qualità del caso Barone, nella sua facoltà non si sia ancora verificato». Ammette che ci possano essere «discussioni sul voto o fenomeni di mercanteggiamento che appartengono alla storia»; ma con 500 nuovi iscritti all'anno, Palazzolo crede di aver a disposizione «uno specchio rilevante della condizione giovanile: non ho percezione di segnali allarmanti e neppure mi sono mai stati comunicati». 

Torniamo a Charles Barone: «I ragazzi sono educati in questo modo. "Pretendono" di essere promossi, perché la laurea triennale non serve per lavorare. Pertanto, dal loro punto di vista, che senso ha faticare per un esame? Aggiungiamo le tasse altissime e il contesto si spiega».  Non li difende, Barone, ma cerca di capire: «Esistono ancora i bravi, ma la massa vuole solo il pezzo di carta».

E, allo stesso tempo, esistono anche professori più malleabili, «che dopo tre tentativi, danno il 18 a uno studente, anche se non lo merita». Sono questi differenti atteggiamenti a creare docenti "simpatici" e prof "cattivi"? Barone giudica le diversità di giudizio, come «fatto culturale». E, se da un lato ritiene interessante l'idea di creare linee guida per uniformare i criteri di valutazione, dall'altro la vede «pericolosa: insistendo su questo fattore, qualcuno avrebbe la tentazione di accentuare il carattere aziendale». 

Proprio di «esamificio» parla Emilia Lacroce, studentessa di Lingue che scrive «scioccata» al nostro giornale: «A questo abbiamo ridotto la nostra università. Ma dove stiamo andando? Dove eravamo noi, mentre questo clima di odio prendeva il sopravvento? Alla televisione».  Lacroce spiega la violenza come «risultato dell'impoverimento educativo prima che culturale. Senza risorse, l'Università non può che sfornare prodotti di fabbrica, cioè esami, tralasciando la promozione della crescita e dello sviluppo dell'individuo».  Intanto a Barone arriva, dal rettore Massimo Augello, «la piena solidarietà di tutto l'Ateneo: riteniamo il fatto grave e auspichiamo che presto si chiarisca la dinamica».

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