Gioco
La lezione di Zavoli: no al giornalismo vanità
Silvia Alonzo
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Zavoli (a dx) col professor Fabris 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. «Ho l'incarico di vigilare su una televisione che non mi somiglia e in cui non mi riconosco più». È quanto ha affermato ieri il presidente della commissione di vigilanza Rai, Sergio Zavoli, in occasione del suo intervento alla cerimonia inaugurale della quarta edizione della Scuola dei Master dell'Università di Pisa. «So che è ingiusto - ha proseguito Zavoli - pretendere una televisione diversa dalla società che essa stessa esprime. Ma appare ormai chiaro che questo Paese non ha più l'animo per rappresentare i fondamenti che in passato lo avevano ispirato». È una carriera lunghissima quella di Zavoli, maestro dell'inchiesta televisiva, che debutta nel lontano 1947 come cronista radiofonico per passare poi alla conduzione di importanti trasmissioni televisive. Ex presidente della Rai tra il 1980 e il 1986, Zavoli ha ricoperto prestigiosi incarichi e si è impegnato anche in politica. «Per fare il giornalista - ha aggiunto Zavoli - occorre prima di tutto godere di buona salute, avere voglia di vedere, saper rischiare con la consapevolezza di poter andare incontro a tutto, compreso prendersi una pallottola in guerra». Sono queste le qualità che secondo Zavoli fanno la differenza tra un giornalista qualunque e un vero giornalista. «Ai miei tempi, fare questo mestiere era una cosa seria - ricorda - perché significava davvero rompere con la tradizione per scendere in strada a parlare con la gente di temi forti come quello dell'aborto o dell'omosessualità. Erano tempi difficili, tempi in cui l'Italia tentava di collocarsi tra le grandi democrazie dell'Occidente. Oggi questa professione sembra invece essere diventata una moda, una vanità».
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