Il Tirreno

Pisa

L'ultima frontiera del trapianto

Doady Giugliano
Una sala dialisi e il professor Boggi
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Una sala dialisi e il professor Boggi

Donazioni di reni da viventi per ridurre le liste d'attesa

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 PISA. La nostra città sempre più capitale dei trapianti, non solo per l'aspetto medico-interventistico ma anche e soprattutto per dettare nuove linee guida ed indirizzi rivolti al legislatore per diffondere una diversa cultura della donazione. È quanto si propongono i diversi attori delle Unità Operative dell'Aoup che partecipano principalmente ai programmi di trapianto renale, con l'organizzazione di un incontro pubblico, venerdì alle 14.30 nell'aula magna storica della Sapienza.  Al centro dell'iniziativa, illustrata ieri a Cisanello, l'attuazione di un programma di donazione altruistica crociata di rene, attualmente attivo solo in alcuni centri negli Usa.  «Se andiamo avanti di questo passo puntando solo sulle donazioni da cadavere - afferma il prof. Ugo Boggi, direttore della Unità operativa complessa di chirurgia generale trapianti - tra qualche hanno le liste d'attesa per i trapianti di rene aumenteranno drammaticamente. Il trapianto renale da donatore vivente, tra l'altro, risulta anche migliore perché può essere eseguito con una opportuna programmazione originando una media di sopravvivenza doppia rispetto a quello da donatore cadavere».  Nell'occasione è stato sottolineato anche quanto il trapianto da donatore vivente sia importante per alcuni pazienti, soprattutto giovani, che hanno difficoltà biologiche a trovare un donatore compatibile. In pratica, si dovrebbe andare nella direzione di una sorta di banca del rene dove, come avviene in quella del sangue, il volontario dona il proprio organo senza conoscerne la destinazione e le cui caratteristiche biologiche possano poi garantire al ricevente la migliore riuscita.  Oggi, questo avviene, in genere tra familiari, ma come ha ricordato nell'occasione anche il direttore dell'unità operativa di immunoematologia, dottor Fabrizio Scatena, «non è detto che l'organo del familiare sia quello più adatto dal ricevente».  Qualsiasi sistema rivolto a consentire il trapianto nei soggetti di più difficili, come il sistema "cross over" (eseguito in Italia solo tre volte, sempre a Pisa) origina una selezione di persone di difficilissima trapiantabilità per le quali, tanto da donatore cadavere quanto da donatore vivente, è quasi impossibile trovare un donatore compatibile.  Ecco quindi la necessità di andare alla ricerca di una sorta di "donatore universale" che oltre ad essere raro, compie la buona azione solo per un congiunto.  «Una strada obbligata - dice il prof. Franco Mosca - che dovremo intraprendere presto e bene non solo in Italia, per consentire ad ognuno di risolvere la propria patologia. Sarà un operazione etica e culturale nella quale metteremo, come sempre, tutto il nostro impegno, soprattutto rivolto alla capacità di comunicare».  Capacità che vede in prima linea anche il prof. Mario Petrini, preside di Medicina e Chirurgia del nostro ateneo, per il quale «la comunicazione sarà inserita tra le priorità dei nuovi programmi didattici».  L'incontro del 21, a carattere talk show ed ingresso libero, sarà anticipato da una breve introduzione medica con illustrazione del programma di donazione altruistica crociata di rene, relazionata dal prof. Lloyd Ratner (Columbia University, New York) che ha concepito questo sistema.

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di Redazione Pisa