Due minuti di ordinaria follia
C.V.
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Il bar devastato a settembre a Terni Cronologia della spedizione punitiva a Terni
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PISA. Alle due del pomeriggio, un'ora prima che a Terni iniziasse la partita con la squadra del cuore, secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, sarebbero già rientrati a Pisa. Come se, trovarsi lontano dal «luogo del delitto» al momento dell'incontro, potesse quasi costituire un alibi. Tutto era iniziato in una data fatidica, l'11 settembre scorso, quando tre tifosi nerazzurri erano andati nella città umbra per un «sopralluogo». Nel loro mirino era entrato il bar frequentato dalla tifoseria rossoverde, in viale dello Stadio, il bar «Sorriso». L'appuntamento viene fissato lì per il giorno dopo, quello dell'incontro, ma quattro ore prima della partita, alle 11. Da Pisa sarebbero partiti di buon mattino 25-30 tifosi, con mezzi presi a nolo da amici, in maniera tale che non rimaga traccia di loro: di certo le indagini della Digos provano il noleggio di un pulmino e tre monovolume. Alle 11 precise scatta l'agguato. Il gruppo entra al bar «Sorriso» armato di bastoni, mazze, fumogeni e petardi. Dove sono i tifosi?: chiedono ai fortunatamente pochi avventori stupiti, che cercano di scappare o nascondersi sotto i tavoli. E lì partono due minuti di ordinaria follia in cui bar e veranda esterna vengono distrutti. La proprietaria, che cerca di difendersi, viene colpita dal lancio della gamba di un tavolo che le spezza la mano destra, mentre fumogeni e petardi lanciati dentro rischiano di causare un incendio. La Digos però viene allertata subito da un collega che per caso è nella strada e assiste alla guerriglia: sarà uno dei testimoni principali dell'agguato. La fuga è precipitosa, tanto che su un muro resta a metà la scritta di uno degli incursori, «No alla tess»: doveva essere «No alla tessera del tifoso». Gli aggressori lasciano a terra mazze e bastoni, ma anche diverse tracce sulla via del ritorno, ricostruite nei passaggi in autostrada, in alcuni video in autogrill e nelle intercettazioni telefoniche. Ad inchiodarli soprattutto il vanto dell'«impresa» nei vari ambienti della tifoseria, che ascoltati dalla Digos non hanno potuto negare agli inquirenti l'evidenza di alcuni fatti. Movente della spedizione, per gli inquirenti, il divieto di assistere alla partita ai fuori provincia senza tessera del tifoso, ma anche un'attitudine alla violenza gratuita che con tutto ha a che fare fuorché con lo sport.
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