Il Tirreno

Pisa

Il pescatore sotto sfratto che vuole restare

G.P
Nicola Ghimenti il pescatore di Boccadarno che si trova sotto sfratto
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Nicola Ghimenti il pescatore di Boccadarno che si trova sotto sfratto

Dovrà cambiare sede il ristorante "Il veliero", rischiano alcuni retoni

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 PISA. La costruzione di un porto non è una operazione indolore. I progetti e i piani attuativi lavorano sulle carte. La realtà, invece, a volte nasconde situazioni non previste e che si rivelano difficili. Come quella del ristorante "Il veliero", di un retone, di un rimessaggio e di altre due strutture.  Il ristorante si trova nell'area della Boaccadarno e gli enti stanno cercando una soluzione, un altro luogo dove "Il veliero" dovrebbe rinascere. Ben più complessa è la situazione delle ultime quattro strutture che si trovano a Boccadarno, nella parte finale del viale D'Annunzio, dove la strada finisce. Sono su due proprietà: quella demaniale e quella comunale.  Accanto all'ultimo retone si trova un piccolo rimessaggio e l'attività di un pescatore, Nicola Ghimenti, che qui ha la residenza. Il pontile si trova nell'area demaniale e dovrebbe restare, mentre il rimessaggio e i due piccoli magazzini - in cui Ghimenti vende il pesce che pesca e gli attrezzi di lavoro - dovranno sparire per fare posto ad un passaggio ciclo-pedonale. Il Comune ha inviato sia lo sfratto che l'ordine di demolizione dei due magazzini, uno in legno ed uno in muratura (e per questo è in corso una causa).  Ghimenti è padre di tre figli e la moglie è una bidella. L'attività di pescatore è il maggiore sostenimento a questa famiglia. «Ho 45 anni e per me è fondantale continuare a lavorare. Il mio mestiere - dice Ghimenti - è quello del pescatore. Insieme alla mia famiglia, abbiamo pensato di riscoprire vecchi mestieri presentando un progetto in cui poter sfruttare l'area del rimessaggio dove cucinare il pesce alla vecchia maniera con tipiche ricette per i turisti portandoli anche in barca alla scoperta dei posti. Ma il progetto è stato bocciato e io non so cosa fare».  Fra le quattro strutture, il pescatore è l'unico a cui l'area sull'Arno serve come lavoro e non come passatempo e l'unico che rischia di chiudere perché il rimesaggio e i due piccoli magazzini sono nell'area comunale sotto sfratto e non in quella demaniale al contrario dei retoni a fianco. «Da 25 anni faccio il pescatore e il mio lavoro serve a mantenere tre figli di cui il più grande di 22 anni studia economia alla Bocconi e si è laureato alla fine dell'anno scorso. Adesso sta continuando a studiare per la specialistica e, per noi, sono grandi sacrifici. E se mi danno lo sfratto non so più come andare avanti, cosa fare. Il Comune non mi ha neanche proposto un'alternativa. Mi proponga una soluzione - è la conclusione - affinché io continui a lavorare e sono pronto ad accettarla».

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