Il Tirreno

Pisa

«Firenze se la paghi la seconda pista»

Il presidente degli Amici dei musei e monumenti pisani: deve fare come Pisa che ha tirato fuori i soldi per gli adeguamenti

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 PISA. «Se Firenze, nei secoli, per arrivare alll'agognato sbocco al mare aveva dovuto sottomettere l'odita rivale, Pisa, adesso sembra che l'appetitodella dominante si sia innalzato, invece, nell'alto dei cieli, ma con lo stesso obiettivo». Lo dice il presidente degli A.mici dei musei e monumenti pisani, Mauro Del Corso.  Del Corso parte da una considerazione: «La oggettiva infelicità geografica di uno scalo aereo, quello fiorentino, che ormai è lì dov'è (forse bisognava pensarci, ed infatti era stato fatto seppure inultimente, prima) e rimarrà, in una posizione incredibile, anche se non soprattutto ai fini della sicurezza. Per converso, la grande e attenta capacità del management dell'aereoporto di Pisa, a partire da una scelta geniale - quando nessuno ci credeva (nemmeno da noi) - di un futuro aereo destinato sempre di più alle low cost».  «Ma, qui, siamo ancora all'analisi dei fatti, che sono sotto gli occhi di tutti. "Firenze ha un aereporto indegno per una città di quel livello", afferma giustamente il presidente Enrico Rossi. Il fatto è che non è quello l'aereoporto di Firenze, bensì il Galilei, e non solo di Firenze, ma di tutta la Toscana (come ci è sempre stato ripetuto dalla stessa Regione) ed oltre. Il che non vuol dire, se ne ha i mezzi, che Firenze si faccia pure, o si mantenga, un altro aereoporto. Non è solo questione nominale questa, o d'immagine, è il concetto di fondo, che deve scaturire da una consapevolezza diffusa. Orbene, adesso a Firenze si chiede la seconda pista, per il proprio aereoporto, con il placet regionale. Cosa significa? Ecco, allora, le domande. Che dovrà essere Firenze a pagarsela, quella pista, come Pisa ha sempre pagato fin'ora i propri adeguamenti aereoportuali».  «Quindi - dice Del Corso -, è dal capitale privato di Adf (che ne rappresenta la maggior parte) che dovranno uscire le decine di milioni di euro necessari, nei tempi altrettanto necessari. Sulla fusione, che immaginiamo richiederà la dovuta diligence dei conti delle due società aereoportuali - per stabilirne il valore vero - delle loro potenzialità e quindi degli eventuali futuri equilibri di governance, si dovrà impegnare del tempo. E, soprattutto, non si potrà chiedere con troppa rapidità decisionale che una società che gode di ottima salute, come Sat, si sobbarchi gli oneri per una nuova pista della seconda (Adf), cui sembrano invece naturalmente spettare. Non ce li vediamo proprio, infatti, i soci del Galilei (né pubblici, né tantomeno privati) a concordare con simili investimenti».  Dunque, ad avviso degli Amici dei musei e monumenti pisani «si deve procedere pure a Firenze e trovare i soldi per una seconda pista del proprio aereoporto e a impegnarsi per i tempi (anni?) necessari. Ma, altrettanto, a Pisa si vada avanti sulla strada intrapresa, con coraggio e lungimiranza».

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