E sul palazzo popolare sventola bandiera rossa
Gianluca Campanella
Fa discutere il vessillo di Rifondazione sulla facciata di via Matteucci. Il proprietario: è casa mia
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PISA. Una bandiera di Rifondazione comunista all'esterno di un complesso di edilizia popolare in via Matteucci. «E mica solo quella! A san Ranieri la cambio ed espongo il vessillo con la croce pisana. Questa ormai è casa mia». Il signor Stefano Teotino è divertito dell'interesse suscitato dalle sue "abitudini"; fa notare che il suo palazzo ha un altro portabandiere e quello di fronte ne ha ben cinque: «Se ce li hanno messi, li riempiamo». Resta da capire se è possibile. La legge tratta in modo diverso edifici pubblici e privati. Per i primi, una circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri (2 giugno 2004) disciplina persino l'intensità cromatica: per esempio, tutti pensano che il bianco sia solo uno; ma quello del tricolore italiano ha la sigla 11-0601. Al contrario, per gli edifici privati la voce dello Stato non si sbilancia, rimandando alle decisioni dei singoli Comuni. Nel regolamento edilizio di Pisa, la parola "bandiera" è usata solo per indicare le insegne pubblicitarie ortogonali, cioè quelle che sporgono rispetto al muro. Si può immaginare che ciò che non è espressamente vietato è allora consentito. Ma c'è un ultimo ostacolo: il regolamento condominiale, se l'appartamento appartiene a un gruppo di abitazioni. Un caso per chiarire l'idea: il Partito democratico ha la sede provinciale in via Fratti; paga per l'insegna a lettura frontale, ma non per le bandiere con il ramoscello d'ulivo che sventolano all'esterno. Ai tempi dei Ds avevano anche una sezione cittadina in via Rigattieri; ma lì i condomini avevano chiesto di non mostrare simboli di partito e sono stati accontentati. E torniamo a Teotino: ha riscattato la casa cinque anni fa; i suoi vicini non gli hanno mai detto nulla. Sembrerebbe tutto a posto. Solo un residente di via Matteucci, in cambio dell'anonimato, rilascia una dichiarazione: «Anche se è un simbolo di partito, non è offensivo. Durante la guerra del Golfo, la città era piena di bandiere della pace, persino sul palazzo della Provincia. Non fa male un po' di colore». Ma, appunto, l'occhio vuole la sua parte; il ragazzo conclude: «A Natale, dalla finestra, si vedeva una croce pisana realizzata con decine di mini lampadine. Ecco, era veramente kitsch. Quella se la poteva risparmiare».
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