La manifestazione
Baglietto, nubi sulla ripresa
Alcune commesse a rischio per i Cantieri di Pisa
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PISA. I sindacati chiedono certezze sulla ripartenza dei Cantieri di Pisa, dopo che è diventato ormai sicuro il passaggio alla Effebi-Overmarine di Balducci. Ma ancora la parola fine su questa vicenda non è stata scritta. Il tribunale di La Spezia ha conteggiato la maggioranza di voti favorevoli, da parte dei creditori, al concordato. E ha anche fissato per il primo marzo prossimo l'udienza definitiva. L'unico rischio adesso è che qualcuno presenti un ricorso. «I creditori dissenzienti - spiega il curatore fallimentare Federico Galantini - non hanno raggiunto neppure il centinaio di voti, per un credito complessivo di 1,8 milioni sui 175 milioni circa di chirografari aventi diritto al voto, ma potrebbero astrattamente presentare opposizione all'omologa del concordato. In tal caso si verrebbe a determinare un inevitabile dilatarsi dei tempi della procedura, che si riverberebbe sulla ripresa dell'attività». Da parte di Galantini, contenuto in una nota, giunge un appello in piena regola rivolto proprio a questi creditori: «Dimostrando fiducia nei confronti di Effebi Holding e della famiglia Balducci, si dovrebbe operare tutti per poter continuare a lavorare in un momento di crisi come quello attuale. Si auspica che la ragione ed il buonsenso prevalgano sulle questioni personali». I dipendenti del gruppo (63 a Pisa), in cassa integrazione, devono ancora attendere. Il patron di Effebi-Overmarine Giuseppe Balducci, una volta che avrà il gruppo in mano, potrà illustrare il piano industriale e quindi anche le previsioni riguardanti la salvaguardia dei posti di lavoro e in generale i livelli occupazionali. Nel frattempo si lavora duramente per ridare lustro al marchio, mentre diversi armatori, che avevano commissionato imbarcazioni di lusso, si sono ritirati rivolgendosi altrove. E' stato lo stesso Balducci ad ammetterlo al portale Città della Spezia. «Un paio d'anni fa - ha detto - avremmo ripreso la produzione di gran carriera. Adesso, non sapendo che cosa rimarrà degli ordini che avevamo in portafoglio, non so come andranno le cose. Da parte nostra c'è la volontà di impegnarsi, altrimenti non avremmo intrapreso questa strada difficile e dispendiosa». Di sicuro almeno una barca da realizzare ci sarà: quella dell'armatore francese Jean-Jacques Frey, che, attraverso una società finanziaria, ha assicurato 14,5 milioni di euro a garanzia della trattativa. «Quella commessa è sicura, sul fatto di averne altre però ci sono molti interrogativi. La permanenza degli ordini sarà molto difficile, perché gli armatori si sono sentiti maltrattati e fanno fatica a fidarsi del fatto che è iniziato un ciclo nuovo». Il rientro in cantiere, secondo quanto si sente in giro, è previsto a riprese, con un programma legato proprio alle commesse che si riuscirà a non perdere ed a quelle che arriveranno dal mercato. «La situazione in genere resta difficile - ha avuto modo di spiegare l'imprenditore viareggino - si vede maggior movimento di possibili acquirenti. Ma molti vogliono fare l'affare, sapendo che i cantieri sono in crisi».
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