Sicurezza
L'omaggio di tutta la città a Mario Bonadio
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Due momenti dei funerali del professor Mario Bonadio morto dopo più di due anni di coma In tantissimi, e molte autorità, ai funerali del medico ed ex assessore
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PISA. Un applauso intenso e prolungato, a conclusione delle parole di ricordo del figlio Enrico, in una stracolma chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno, ha segnato l'ultimo saluto al professor Mario Bonadio, medico e protagonista della vita civile della città. E ieri, in una chiesa affollata da centinaia di persone, era proprio tutta la città ad essere rappresentata nelle sue componenti della vita istituzionale e della società civile. Intorno alla moglie Eleonora Virgone (dirigente della nostra Asl) e ai figli Giuseppe ed Enrico, ai fratelli e ai nipoti, ai cognati e alle cognate (tra cui la nostra redattrice Candida Virgone), ai tanti componenti delle famiglie Bonadio e Virgone, si sono stretti in un abbraccio non formale, davvero affettuoso, autorità - sindaco, deputati, amministratori - mondo dell'università e della medicina, esponenti di quello forense e poi tanti di quegli amici che nel corso della sua intensa vita Mario Bonadio aveva saputo conquistare grazie alla sua sensibilità e capacità di saper ascoltare e condividere affetti. Il rito funebre è stato concelebrato da cinque sacerdoti e nell'orazione funebre, il cugino della moglie Leonardo Mancini, direttore della scuola salesiana di Sora, non ha mancato di sottolineare la difficile prova a cui sono stati costretti Mario Bonadio e i suoi familiari negli ultimi tre anni dal momento in cui un infarto lo ha portato al coma. Appena terminato il rito religioso, è stato però il figlio Enrico, avvocato e docente a Londra, a tracciarne un ricordo lucido e commosso allo stesso tempo. Con alcuni flash di vita trascorsi insieme, ha reso omaggio a un padre che nella curiosità verso il mondo, verso gli altri, nella capacità di amare e nel senso etico che ne governava la professione e l'impegno civile (era stato anche assessore comunale), ha rappresentato una guida e un insegnamento ai figli grazie ai quali superare il dolore, apprezzare l'esistenza e andare avanti. E proprio l'applauso al termine delle parole di Enrico, ha offerto la migliore sintesi di una stima e un affetto che la città ha tributato a uno dei suoi figli, acquisito nei lontani anni '60 dalla Calabria. g.bor
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