La manifestazione
La piastrina e il vecchio soldato ritrovato
Un pisano scova a Tombolo il reperto e contatta il proprietario
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PISA. «È lei il signor Cavani? Molto piacere, telefono da Pisa. Ho ritrovato in campagna la sua medaglietta di riconoscimento di quando era soldato nel 1945. Se le interessa gliela vengo a portare di persona». È cominciata così, anzi ricominciata, l'avventura di Alcide Cavani che ha ricevuto qualche tempo fa una telefonata che gli ha cambiato la vita. «Bisogna capirlo - racconta affettuosamente il figlio Ivan - Dopo sessantacinque anni torna fuori la sua giovinezza finita con la guerra in Africa e i campi di prigionia in Algeria e poi in Toscana. Si è commosso».
Quella sera le lacrime impedirono al vecchio artigliere di rispondere come avrebbe voluto, ma nei giorni successivi altre lettere e altre telefonate permisero di ricostruire tutta la vicenda, a partire dal fortunoso ritrovamento di quel pezzetto di metallo dove c'erano scritti un nome e cognome, la paternità, la data di nascita e il comune di provenienza. «Tutto sommato non è stato difficile rintracciare questo ex soldato - racconta Luciano Zaccherini, pensionato di Asciano Pisano, ex dipendente di Acque spa e ora ricercatore di cimeli per hobby - ho tentato la fortuna: visto che c'erano i dati ho provato a telefonare all'unica persona che in quel Comune (Ravarino, paese in provincia di Modena, ndr) era sull'elenco telefonico con lo stesso nome e cognome della piastrina. È andata bene».
Ma come è saltata fuori, sepolta da sette centimetri di terra e sessantacinque di storia, quella piastrina? Il ricercatore pisano assieme al figlio passa il tempo libero con un metal detector in mano nei luoghi dove ci sono stati combattimenti. «Noi ci limitiamo a cercare la storia nei luoghi dove è passata - spiega con semplicità -. I piccoli reperti che troviamo, bottoni piuttosto che bossoli, piastrine o altro, sono le pagine dei grandi avvenimenti consacrati dai libri. Ed è quello che è capitato anche a Tombolo, dove abbiamo trovato quel pezzo di metallo che ricordava il passaggio di un soldato proveniente dall'Emilia nel campo di prigionieri gestito dall'Us Army». «Per noi Zaccherini è diventato una persona di famiglia - racconta Ivan Cavani -. Ci ha restituito un pezzo di memoria e di vita che ci mancava. Oggi a esempio non ricorda più perché e quando alla fine della guerra ha perduto quella piastrina che gli aveva dato l'esercito italiano nel 1942. Ma quando l'ha stretta in mano l'ha riconosciuta subito, gli sono venuti gli occhi lucidi. Sono affiorati altri ricordi, quelli che per anni erano stati rimossi». Così dicendo Ivan tira fuori un fascicoletto che ricorda tutte le pagine di una vita passata dalla ricostruzione dell'Italia in macerie a una vecchiaia serena, allietata dalla vicinanza di figli e nipoti nel paese che lo ho visto crescere e partire soldato. Bene in evidenza nel dossier, e non poteva essere altrimenti, la foto che lo ritrae con Zaccherini.
I© RIPRODUZIONE RISERVATA
Quella sera le lacrime impedirono al vecchio artigliere di rispondere come avrebbe voluto, ma nei giorni successivi altre lettere e altre telefonate permisero di ricostruire tutta la vicenda, a partire dal fortunoso ritrovamento di quel pezzetto di metallo dove c'erano scritti un nome e cognome, la paternità, la data di nascita e il comune di provenienza. «Tutto sommato non è stato difficile rintracciare questo ex soldato - racconta Luciano Zaccherini, pensionato di Asciano Pisano, ex dipendente di Acque spa e ora ricercatore di cimeli per hobby - ho tentato la fortuna: visto che c'erano i dati ho provato a telefonare all'unica persona che in quel Comune (Ravarino, paese in provincia di Modena, ndr) era sull'elenco telefonico con lo stesso nome e cognome della piastrina. È andata bene».
Ma come è saltata fuori, sepolta da sette centimetri di terra e sessantacinque di storia, quella piastrina? Il ricercatore pisano assieme al figlio passa il tempo libero con un metal detector in mano nei luoghi dove ci sono stati combattimenti. «Noi ci limitiamo a cercare la storia nei luoghi dove è passata - spiega con semplicità -. I piccoli reperti che troviamo, bottoni piuttosto che bossoli, piastrine o altro, sono le pagine dei grandi avvenimenti consacrati dai libri. Ed è quello che è capitato anche a Tombolo, dove abbiamo trovato quel pezzo di metallo che ricordava il passaggio di un soldato proveniente dall'Emilia nel campo di prigionieri gestito dall'Us Army». «Per noi Zaccherini è diventato una persona di famiglia - racconta Ivan Cavani -. Ci ha restituito un pezzo di memoria e di vita che ci mancava. Oggi a esempio non ricorda più perché e quando alla fine della guerra ha perduto quella piastrina che gli aveva dato l'esercito italiano nel 1942. Ma quando l'ha stretta in mano l'ha riconosciuta subito, gli sono venuti gli occhi lucidi. Sono affiorati altri ricordi, quelli che per anni erano stati rimossi». Così dicendo Ivan tira fuori un fascicoletto che ricorda tutte le pagine di una vita passata dalla ricostruzione dell'Italia in macerie a una vecchiaia serena, allietata dalla vicinanza di figli e nipoti nel paese che lo ho visto crescere e partire soldato. Bene in evidenza nel dossier, e non poteva essere altrimenti, la foto che lo ritrae con Zaccherini.
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