Il Tirreno

Pisa

I proprietari contenti gli inquilini un po' meno

G.C.

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 PISA. Secondo Unione inquilini è «un regalo ai palazzinari»; al contrario, per Confedilizia Pisa è una misura «tanto attesa, che farà anche emergere il nero». La cedolare secca sugli affitti (20%) divide le categorie; ma è innegabile che per i benestanti comporti un vantaggio economico.  Virgilio Barachini, presidente di Unione inquilini, denuncia che «ci guadagnano solo i ricchi e di questo non ce n'è bisogno. Tutti gli altri ci rimettono»: lo Stato perde «cifre esagerate»; ai Comuni sono promessi soldi, in percentuale, «che arriveranno tra molti anni, com'è successo per l'Ici»; infine gli affitti non si abbassano, perché saltano gli incentivi della legge 431/98 sul canone concordato.  Insomma, Barachini trova che «non sia il momento per questo errore economico» e non ci vede l'utilità «nemmeno per la vecchietta che ha un appartamento e arrotonda la pensione: lei al massimo recupera il "classico" cappuccino al giorno».  «Non è così - replica Giuseppe Gambini, presidente di Confedilizia Pisa - Siamo favorevoli alla cedolare, perché la stragrande maggioranza degli italiani ha un reddito tra 25 e 50mila euro», proprio la fascia a partire dalla quale la convenienza comincia a diventare "importante". Pertanto saranno molti ad avere un vantaggio.  Gambini, inoltre, stima che la cedolare favorisca il recupero degli stabili sfitti, «nell'interesse dell'ambiente»; ed è ottimista anche sul futuro del canone concordato: «Quando conosceremo l'aliquota esatta della cedolare, caso per caso andrà fatto un raffronto per capire cosa conviene».  Allora spieghiamo come funziona la legge 431: il proprietario che affitta a prezzi più bassi del libero mercato, nel suo imponibile Irpef mette il 59% del canone percepito e non il totale. In questo modo paga meno tasse e "pareggia" lo sconto fatto all'inquilino. Secondo l'assessore alla casa Ylenia Zambito, «il Patto territoriale stilato a Pisa continua a mantenere dei vantaggi per i proprietari, quindi il canone concordato può ancora funzionare, nell'interesse di tutti».

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