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Pisa

Più sfratti, cresce la fame di case popolari

Daniele Cosci segretario del sindacato Sicet
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Daniele Cosci segretario del sindacato Sicet

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PISA. Ottantacinque alloggi popolari saranno presto messi a disposizione delle famiglie pisane. Metà sono già pronti, gli altri da rendere abitabili. Saranno assegnati a chi fa parte della nuova graduatoria per l'edilizia popolare, approvata in via definitiva. Il Sicet, sindacato inquilini della Cisl, ha ricostruito le situazioni-tipo che costringono a ricorrere al Comune per vedersi garantito un tetto. 

Ecco quanto è emerso.  Sono state quasi ottocento le richieste di un alloggio popolare accolte dal Comune di Pisa. Già adesso il 7,5% delle famiglie pisane vive in un appartamento Erp (in Italia vivono in una casa popolare quattro famiglie ogni cento).  Sono ancora 137 le famiglie pisane cui Palazzo Gambacorti ha assegnato da tredici a otto punti e che con la precedente graduatoria non sono entrati in una casa popolare; salgono a 200 - unità più, unità meno - se calcoliamo anche le famiglie cui sono stati assegnati sette punti.  Dei 137 nuclei familiari pisani più in difficoltà, il 42% deve lasciare l'attuale abitazione, perché ha uno sfratto esecutivo. «Una situazione - sostiene Daniele Cosci, segretario provinciale del Sicet - che con il prossimo bando è destinata a salire notevolmente, perché in futuro in questa categoria saranno inseriti anche coloro che hanno subito uno sfratto per morosità incolpevole (così vengono definiti quei casi in cui il canone supera il 30% del reddito di chi abita l'alloggio e questi non ce la fa proprio ad assolvere l'impegno)».  Nel 2009, per esempio, nel territorio comunale di Pisa, il giudice ha emesso provvedimenti di sfratto per 200 famiglie: 42 casi per finita locazione e ben 158 perché non riuscivano a pagare l'affitto. 

Il 43% è formato da persone sole, generalmente donne, con figli a carico; mamme che sopravvivono grazie a lavori saltuari e solo raramene anche con l'assegno di mantenimento. In molti casi, anch'esse hanno già subito lo sfratto. Il 45% è formato da immigrati, metà dei quali ha subito pure lo sfratto. Un terzo di coloro che potranno avere l'alloggio popolare già sono aiutati dal servizio sociale del Comune a causa delle precarie condizioni in cui vivono. A 7 punti si trovano 63 famiglie in condizioni altrettanto precarie.  «Oltre agli 85 alloggi popolari che si rendono disponibili quasi da subito - spiega Cosci - presumibilmente quelli popolari a disposizione dovrebbero crescere, in due anni, da 85 a 150».

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