Sicurezza
PARLA IL GIUDICE MAGNESA
Il concordato? Uno strumento democratico
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Il giudice della sezione fallimentare Leonardo Magnesa 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Ma come arginare la crisi e la caduta di così tante aziende? «Non è poi così semplice che un'azienda fallisca»: spiega il giudice fallimentare, Leonardo Magnesa. «Personalmente - aggiunge - ho adottato come prassi la concessione di uno spazio temporale di due mesi per la verifica dei requisiti da parte della guardia di finanza. In tribunale approda il risultato di una sofferenza che parte da lontano. Il fallimento che ci troviamo a gestire è frutto di una crisi degli anni precedenti e prima di dichiararlo appunto bisogna verificarne le condizioni. Non si procede più d'ufficio, ma su richiesta dei creditori e di fallimenti chiesti dai pm per bancarotta non sento parlare da anni. Bisogna verificare dunque l'entità del fatturato, dell'attivo patrimoniale e dei debiti dell'azienda in questione. La legge fallimentare pone un onere a carico del debitore di dimostrare che non è in stato di insolvenza. Vanno verificate correttamente le notifiche (non basta una cartolina abbandonata o dimenticata in giacenza, la notifica errata di un postino, per dichiarare una società finita) e poi appunto ci sono due mesi per le opportune verifiche e infine la possibilità di procedure alternative. Il concordato preventivo in genere può assicurare maggiore soddisfazione ai creditori: è una sorta di sistema democratico di approvazione delle proposte da parte dei creditori che hanno diritto al voto. E poi non è che per ogni azienda chiusa i lavoratori vadano giocoforza tutti a casa. Nei concordati preventivi è prevista l'assunzione di parte del personale in rami di azienda costituiti ad hoc o produttivi o presso società terze, altrimenti....». C.V.
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