Sicurezza
Fallimenti, un'istanza al giorno
Candida Virgone
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Un legale davanti al giudice fallimentare Leonardo Magnesa Nel 2010 in provincia ogni settimana un'azienda ha chiuso i battenti
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PISA. Sono 360 le istanze di fallimento chieste nell'anno appena finito per le imprese di Pisa e provincia. Come dire una al giorno. E sono stati 83 i fallimenti dichiarati nel 2010, insomma uno alla settimana, quasi uno ogni 5 giorni. Dati allarmanti, ma che riflettono un trend nazionale, seppure con punte molto più elevate che nel resto della penisola. L'aumento delle istanze nell'ultimo anno infatti si attesta sul +57%, quello dei fallimenti sfiora il 50%, contro il 18% nazionale, che arriva al 23% al Sud, con, nello specifico, il 41% di Torino, il 34% di Milano e il 38% a Napoli. A soffrire, più di tutte, è la piccola e media impresa, soprattutto nei settori giudicati più di lusso, mentre reggono, con le dovute riserve (il negozietto di alimentari resta come sempre - alla lunga e nei periodi di crisi - vittima della grande distribuzione) quelli di prima necessità, come alimentari e comunque bar e ristoranti. A picco, nel nostro territorio, vanno soprattutto la lavorazione delle pelli, uno dei fulcri operativi della provincia, quella del legno e del mobile, anche questa una volta pilastro dell'econiomia locale, l'edilizia, decapitata dalla mancanza di liquidità, e il commercio, in particolare il settore dell'abbigliamento e della vendita auto, ritenuti in momenti di magra, ovviamente, beni di lusso. E se a soffrire è la piccola è media impresa, quella che va da un minimo di 10 ad un massimo di 20 addetti, e soprattutto la ditta individuale, facendo due calcoli rapidi si può dire che una crisi come questa manda a casa, tenendosi stretti, circa mille persone all'anno. Che succede in provincia di Pisa lo spiega il giudice fallimentare del tribunale di Pisa, Leonardo Magnesa, che è anche giudice delle esecuzioni immobiliari e del registro delle imprese. «Manca poco a far cifra tonda - sottolinea il magistrato -. Trecentosessanta richieste di fallimento significano quasi una al giorno, e sono il sintomo di una crisi perdurante». Le istanze sono state infatti, come spiega il funzionario dell'ufficio del tribunale, Carmela D'Onofrio, 221 nel periodo 1º luglio 2008-30 giugno 2009 e 347 l'anno succesivo, nell'arco temporale 1º luglio 2009-30 giugno 2010. 360 nell'anno solare 2010, mentre sono ben 630 in tutto quelle pendenti, cioè ancora insolute. Tenendo conto che i fallimenti, hainoi, sono annosi, con nocumento di tutti, falliti, creditori, curatori e chiunque vi sia impelagato. «Si può arrivare anche a dieci anni»: aggiunge il giudice. «A quindici»: puntualizzano un avvocato ed un commercialista in fila allo sportello, che da tre lustri attendono la soluzione di un default ancora nel limbo per una vecchia causa in corso con il Comune di Vecchiano. Dalle 630 pratiche pendenti vanno esclusi i concordati, che, solo nell'anno 2009-2010 sono stati 22. I fallimenti dichiarati sono stati 84 fra il giugno 2009 e quello 2010, 83 nell'anno solare, e 56 fra giugno 2008 e quello 2009, 57 nell'anno solare: lo dicono i dati del tribunale e della Camera di Commercio. Contro i 49 del 2008 e i 53 del 2007: secondo le statistiche elaborate dall'Istat. Un altro dato allarmante, conclude Magnesa, riguarda l'impennata sulle esecuzioni immobiliari, cresciute di un terzo. Non mancano infine le crisi delle aziende di più grandi dimensioni, anche se sono solo una piccola parte. «Entrano in crisi - conferma il giudice - a causa dei crediti che spesso avanzano dagli enti pubblici». I quali pagano sempre più spesso, come è noto, quasi «a babbo morto». Infine, come leggiamo nel prospetto a fianco, nel 2009 in provincia sono stati emessi 7.770 effetti fra assegni protestati, cambiali, tratte e tratte respinte per 20 milioni e 273mila euro, di cui 1.518 solo a Pisa per 3 milioni e 642mila euro. Da paura.
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