Il Tirreno

Pisa

Piste ciclabili? Sì, ma a singhiozzo

Angela Feo
Un’auto parcheggiata in un tratto di strada riservato alle biciclette
◗
Un’auto parcheggiata in un tratto di strada riservato alle biciclette

24 chilometri di tratti discontinui, lunghi in media meno di mille metri

3 MINUTI DI LETTURA





 PISA. Non è ancora un paese per ciclisti l'Italia. Ma, pur tra tante difficoltà, la cultura dell'uso della bicicletta per gli spostamenti urbani si sta lentamente diffondendo. Un grosso impulso può venire dalla politica e da ciò che è capace di offrire a chi sceglie di pedalare per andare al lavoro, a scuola o a fare la spesa.  Non c'è dubbio che a Pisa sforzi importanti siano stati fatti. Ma il cammino è ancora lungo. Con questa inchiesta facciamo il punto sulla "ciclabilità" in città, ci interroghiamo sui progressi, sulle criticità, sui piani per il futuro. A partire dalle piste ciclabili.  Le micropiste. La mappa della rete di piste mostra 24 chilometri di tratti discontinui, lunghi in media meno di mille metri e in attesa di essere "ricuciti". Micropiste insomma, che ancora non collegano molti dei luoghi vitali della città.  Esiste un solo percorso quasi compiuto, sulla direttrice Est-Ovest, che collega il vecchio ospedale Santa Chiara fino alle porte di quello di Cisanello (ancora manca l'ultimo pezzo, circa 300 metri). Lunghezza: 2 chilometri e mezzo (dato di Pisamo). Basta però pedalare lungo questo tragitto per rendersi conto che la pista ciclabile soccombe nei diversi punti in cui si interseca con la viabilità stradale. Il ciclista allora deve fermarsi e fare molta attenzione. Accade persino lungo uno dei migliori tratti realizzati finora, quello di via di Pratale, che all'incrocio con via Marino, si interrompe all'improvviso.  Sulle altre direttrici importanti, invece, non sono ancora stati realizzati percorsi organici. Chi vuole attraversare Pisa in bici percorrendo solo piste e andare dalla stazione al Duomo o dal viale delle Piagge allo stadio, non può farlo. Non esiste inoltre un percorso che colleghi piazza Guerrazzi alla stazione.  Ancora, per arrivare da Porta Garibaldi al Cnr o a Ghezzano va usata la viabilità ordinaria, peraltro molto trafficata. La pista ciclabile di via Garibaldi infatti si interrompe poco dopo la Porta, in via Gioberti, lasciando il ciclista contromano, smarrito tra auto e autobus. Persino sul viale delle Piagge, che sembrerebbe il luogo ideale per le passeggiate in bici, la pista finisce alla Chiesa di San Michele. E ancora, manca un percorso ciclabile che permetta di approfittare di una bella giornata di sole e pedalare fino al mare in modo sicuro.  Standard qualitativi. Sedici degli attuali 24 chilometri di pista sono percorsi protetti (i dati sono sempre di Pisamo), separati cioè dal flusso delle macchine da cordoli, alberi, marciapiedi sopraelevati o vialetti. Mentre otto chilometri di corsia, un terzo del totale, sono semplicemente "riservati": una striscia di vernice gialla indica che quello è un tratto adibito al passaggio di biciclette, ma non c'è alcuna protezione. Nella parte iniziale di via Contessa Matilde, all'altezza del semaforo di Porta a Lucca, le macchine sconfinano continuamente su una pista troppo stretta e pericolosa. Al largo del Parlascio (Bagni di Nerone), le auto approfittano della pista ciclabile per incolonnarsi al semaforo. Nessuno sembra prendere sul serio la pista di via Carducci, dove transitano indifferentemente scooter e pedoni. Persino il postino ci parcheggia il motorino. La stessa pista si interrompe all'improvviso di fronte alla "terrazza" di un bar per poi riprendere venti metri dopo.  I punti critici però non mancano neanche in alcuni tratti protetti. Quello di via Garibaldi ne presenta almeno un paio, a cominciare dalla strettoia in corrispondenza di Porta Garibaldi. C'è poi l'incrocio con il tunnel di via degli Artigiani: da lì auto e furgoni provenienti da piazza San Silvestro irrompono pericolosamente sul tragitto dei ciclisti.  Segnaletica. Sulla rete ciclabile di Pisa non c'è una segnaletica che indichi direzione, lunghezza e itinerari della pista. Per intenderci, quando si comincia un percorso non si sa dove porterà. E si va un po' alla cieca.  Nell'itinerario che collega i due nosocomi in alcuni tratti manca completamente la segnaletica di riferimento. E' il caso di via Paparelli (dove peraltro la pista è ben protetta da una barriera), e anche di via Moruzzi. E chissà se sulle nostre piste, vedremo mai i semaforini per le biciclette.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze