Il Tirreno

Pisa

Il cartello delle associazioni rifiuta di lasciare la sede di via Battisti

Rebeldìa resiste allo sfratto A metà gennaio la resa dei conti

Carlo Venturini
Si tratta con l’ufficiale giudiziario
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Si tratta con l’ufficiale giudiziario

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 PISA. Il tempo è ampiamente scaduto, ma Rebeldìa, il cartello formato da 31 associazioni, tira la corda. Così i tempi per lasciare liberi gli spazi di via Battisti si allungano. Ieri l'ufficiale giudiziario ha dovuto prendere atto che tutti gli spazi interessati dallo sgombero sono ancora totalmente occupati dalle associazioni.  Rebeldìa avrebbe dovuto lasciare l'immobile il 30 ottobre in base ad una sentenza del Tribunale, sentenza del 27 luglio che è stata supportata anche dal fatto che il Comune ha trovato per una sede alternativa in via Saragat vicino alla ferrovia. L'ufficiale giudiziario è stato accolto ieri da una cinquantina di attivisti che gli hanno consegnato una corposa documentazione fotografica dove si catalogano tutti gli arredi ancora presenti negli spazi di via Battisti. Infatti, nel caso si procedesse ad uno sgombero con la forza pubblica, deve essere risolta contestualmente la questione di dove poter custodire l'ingente materiale delle associazioni.  Il 15 gennaio ci sarà un'altra visita dell'ufficiale giudiziario, ma non si sa se sarà accompagnato dalla forza pubblica per far rispettare la pronuncia del Tribunale. Ieri l'ufficiale giudiziario era accompagnato solo da un rappresentante della Sviluppo Pisa, la società partecipata dal Comune incaricata di realizzare il progetto della Sesta Porta, nodo di interscambio per il trasporto pubblico.  «Metà gennaio ci sembra un termine del tutto improprio - hanno dichiarato gli esponenti della associazioni - e da oggi è necessario uno scatto in avanti da parte delle istituzioni coinvolte per sbloccare la situazione».  L'ufficiale giudiziario è stato poi invitato a dare il primo taglio ad una torta su cui era scritto "Rebeldìa resiste allo sfratto".  Sulla vicenda interviene il Pd che ribadisce la validità delle soluzioni fin qui offerte al cartello Rebeldìa per consentire, nel rispetto dei tempi dettati dalla sentenza del Tribunale, la liberazione dei locali e permettere l'avvio dei lavori per la Sesta Porta.

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