Il Tirreno

Pisa

Niente magie, l'unica ricetta sono moto e dieta

Il prof. Santini (a sinistra) con il prof. Pinchera
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Il prof. Santini (a sinistra) con il prof. Pinchera

Pinchera e Santini spiegano pro e contro di farmaci e chirurgia

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 PISA. Anni fa c'era il vezzo di nascondersi dietro l'alibi della «disfunzione» per giustificare chili di troppo accumulati con solenni abbuffate, mentre un vecchio dietologo, cinicamente, sentenziava che di grassi, nei campi di concentramento, non ce n'erano. Che i miracoli promessi dagli imbonitori mediatici non funzionino allo Iepto lo ribadiscono: per dimagrire la strada è una sola, mangiar meno e fare tanta attività fisica.  Insomma cambiare stile di vita. Cos'è l'obesità e quali rimedi ci sono, ce lo spiegano il professor Pinchera e il professor Ferruccio Santini, associato di endocrinologia all'Aoup e responsabile dell'attività assistenziale dello Iepto.  «Ormai è un'epidemia - dice Pinchera - un problema mondiale, di grande impatto sociale. In Italia l'obesità si attesta al 30%, con punte di 40% al Sud e, se non si inverte la rotta, si arriverà presto al 50%. Come negli Usa, solo che lì viene vissuto in maniera meno nascosta che da noi. Purtroppo inizia sempre più spesso nell'infanzia, fra i 6 e i 16 anni (10%), con una riduzione nella fascia 12-14, quando si prende coscienza che è un fattore di margine negativo, per impennarsi di nuovo fra i 14 e i 16». «Classicamente - spiega Santini - si divide in due tipi: ginoide, a pera, con un accumulo di adipe sottocutaneo, e viscerale, o a mela, con un accumulo intraddominale, la peggiore perché porta diabete, infarto, gotta, trigliceridi e colesterolo. Le cause? Due: genetica e ambientale. La prima scientificamente si spiega con l'evoluzione della specie, che ha selezionato l'individuo accumulatore, con un patrimonio genetico predisposto al risparmio delle energie, ottimo quando c'era un ambiente ostile in cui bisognava cercare il cibo, pessimo nel momento dell'abbondanza e di tecnologie che hanno eliminato la fatica. Un esempio? Gli indiani Pyma, un tribù messicana che vive come una enclave. Quelli rimasti alla base sono magri e sani, quelli emigrati in Arizona, portati nel benessere, sono obesi e diabetici».  Perché c'è chi ingrassa e chi no? «Si ingrassa - risponde Santini - quando si mangia troppo e ci si muove poco, c'è accumulo e non spesa che si traduce in un deposito di tessuto adiposo. Claude Bernard per primo parlò di omeostasi, l'organismo che riporta all'equilibrio. L'appetito è regolato da un ormone, la leptina, un prodotto della cellula adiposa. Quando aumenta il deposito di grasso aumenta la secrezione di leptina che, quando funziona, nel normopeso, blocca nell'ipotalamo la fame. Così quando Jeff Friedman, negli anni 90, scoprì la leptina, si pensava di aver risolto il problema obesità. Ma non è così, perché nel soggetto in sovrappeso o obeso l'autoregolamentazione non funziona. Nuove nozioni dicono che sono attivi, nella regolazione dell'appetito, i secreti ormonali dell'apparato digerente, stomaco e duodeno. In Italia e nel mondo le cause genetiche dell'obesità dovute ad un'alterazione genica non superano il 5%, e un altro 5% è rappresentato dalle secondarie, dovute a malattie, come l'ipersurrenalismo, o a farmaci oressizzanti nei disturbi psichiatrici».  «Tutte le altre forme - spiega Pinchera - appartengono alla cosidetta forma essenziale, da causa non identificata. È qui che entra in gioco l'ambiente. Ad esempio, fedeli al motto latino, similes cum similibus facile congregantur, si è visto che i rapporti di amicizia influiscono più di quelli familiari. Gli obesi tendono a stare con gli obesi come dimostra uno studio del New England, dove la popolazione del villaggio di Framingham viene seguita da 40 anni. La soluzione è sempre la stessa: cambiare stile di vita».  Gli altri metodi? Farmaci e chirurgia. «La vecchia concezione che l'obesità sia dovuta a insufficienze tiroidee - dice Pinchera - è del tutto erronea e limitata a pochi casi. In passato ha portato all'abuso di ormoni tiroidei: fonte di rischi cardiovascolari, dannosi e inefficaci, fanno perdere muscolo e non ciccia. Come si sono rivelate dannose le anfetamine, che riducono l'appetito ma danneggiano l'equilibrio psichico e il sistema cardiovascolare, con rischio di infarto ed ipertensione. Lo stesso vale per la sibutramina. Poi ci sono i farmaci che riducono l'assorbimento dei grassi: paradossalmente un risultato lo danno, perché l'obeso è portato a mangiarne meno per evitare gli spiacevoli effetti collaterali, come diarrea e incontinenza. L'unica scelta utile, ma non risolutiva se non associata al moto, è nella recente scoperta che l'uso combinato di leptina con la milina, un farmaco per il diabete, blocca l'appetito senza effetti collaterali. Il farmaco non c'è ancora, ma si può ricorrere alla metaformina che facilita l'azione dell'insulina opponendosi all'accumulo di grassi».  La chirurgia? «Vi si ricorre quando il livello di obesità è invalidante - conclude Santini -. Il grado di eccesso di peso si misura in base all'imc, cioè indice di massa corporea, che si rileva dal rapporto fra il peso in chili e l'altezza in metri al quadrato e si divide in classi: fino a 30 è sovrappeso, a 35 è classe 1, a 40 2, oltre è classe 3. E si può arrivare fino a 60. Nelle forme più elevate si applica la chirurgia bariatrica, che riduce l'assorbimento e l'apporto calorico facendo scattare i meccanismi di sazietà, restringendo lo stomaco (bendaggio gastrico) o bypassandolo (bypass gastrico) e andando direttamente all'intestino tenue. Il bypass, ma solo a livello sperimentale, può essere usato anche in casi meno gravi, specie in presenza di diabete». C.V.

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