Il Tirreno

Pisa

Non mangiano da giorni ma la riforma Gelmini non la digeriscono

Lucia Maffei
Non mangiano da giorni ma la riforma Gelmini non la digeriscono

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 MIGLIARINO. Hanno tra 19 e 23 anni, leggono Orwell, Pavese e Tabucchi e non hanno mangiato per giorni.  Sono studenti universitari che contro la riforma Gelmini (da ieri è legge) hanno deciso di rinunciare all'alimentazione perché, è lo slogan che hanno scelto, "hanno fame di cultura". Alcuni continueranno con la protesta anche oggi. Su sei ragazzi e ragazze si contano quattro toscani, due borsisti, due studenti lavoratori, una matricola di ingegneria e un laureato con lode. Figli di operai, artigiani, impiegati pubblici. Tutti in pari con gli esami.  Anche se si sono sostenuti solo con 2 litri d'acqua al giorno e thé zuccherato, sono vivaci, appassionati, chiacchieroni, impegnati da giorni in iniziative di informazione. Ci tengono a dire che «sono fieri di appartenere all'università di Pisa»; ma questa riforma dell'istruzione, pur affamati, non la digeriscono.  Ieri hanno interrotto l'occupazione del Rettorato, ma promettono che torneranno a mobilitarsi.  Simone Coduti, 23 anni di Altopascio, si è laureato il 6 dicembre in Scienze Politiche. Dopo la maturità linguistica si è avvicinato a Sinistra Per. «Con lo sciopero della fame, al risveglio si ha la tachicardia, gli arti sono intorpiditi e si prova una sensazione strana sui denti - racconta - Il momento peggiore? Il secondo giorno; poi si acquisisce il controllo mentale che serve per non pensare al cibo».  Uno specializzando in medicina è venuto martedì nella sala al pianterreno del Rettorato dove dormivano i ragazzi a verificarne le condizioni.  Nicola Pedretti, della Spezia, 23 anni, elenca i punti più contestati della riforma: «I tagli alle borse di studio, l'ingresso dei privati nel consiglio di amministrazione, la scomparsa del ricercatore a tempo determinato. Sulla bocca della Gelmini parole come meritocrazia e lotta al baronato - continua lo studente di Giurisprudenza - non sono che vuoti slogan».  Alla domanda su quali siano invece le parole chiave degli studenti per ripensare l'università nessuno esita: «Finanziamenti, trasparenza, democrazia, coscienza critica, uguaglianza d'accesso».  L'umanista del gruppo aggiunge: «Amore per la ricerca disinteressata». È Andrea Marino, studia Lettere a indirizzo orientalistico.  «I finanziamenti non devono essere legati solo a esigenze immediate - dice lo studente di Montopoli, 23 anni anche lui - perché non è detto che queste bastino a esaurire i bisogni dell'umanità». E continua: «Il Paese sta prendendo una brutta china se una manifestazione pacifica come quella del 14 dicembre a Roma è percepita in partenza come una minaccia, tanto da creare una zona rossa intorno al Parlamento».  Sulla manifestazione interviene subito Michela Castiglione, la 24enne lucchese che in quell'occasione affrontò la carica delle forze dell'ordine leggendo la Costituzione. Michela ha cessato lo sciopero della fame mercoledì, dopo aver resistito 54 ore. Sottile com'è, aveva bisogno di rimettersi in forze per riprendere a lavorare: oltre a Giurisprudenza e volontariato, di notte fa la cameriera in un pub. «La dimostrazione di presa di coscienza sociale ha spaventato il governo; non c'è da stupirsi se mercoledì gli unici ammessi all'interno della zona rossa sono stati gli studenti vicini al Pdl, una vera e propria provocazione per stimolare i disordini e poter così condannare tutte le opposizioni». Dopo la triennale in Diritto applicato Michela ha passato 4 mesi in Islanda come ragazza alla pari.  Un'altra tutt'altro che "bambocciona" è Alessandra Maggi, 19 anni, piercing al naso, fuori sede della provincia di Roma. Sei anni fa ha fondato l'associazione culturale "Oltretorrente", che oggi conta più di 150 iscritti e organizza cineforum, maratone fotografiche e presentazioni di libri. Tutto questo in un paese, precisa la studentessa di Giurisprudenza, «che investe in cultura quanto la sola città di Berlino».  L'ultimo degli scioperanti è Lorenzo Guastalli, primo anno di ingegneria edile, pendolare da Piombino dove ha fondato un collettivo studentesco. Durante l'estate lavora come bagnino. «Non ci sentiamo soli - sostiene - Anche tre studenti fuori sede nostri amici hanno portato avanti lo sciopero della fame a casa loro, e lunedì scorso la diretta streaming del nostro movimento ha toccato i 5000 contatti».

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