Il Tirreno

Pisa

Il centrodestra ironico stronca la mobilitazione e difende il ddl Gelmini

«Ma appendano le palline all'albero»

G.C.
Un momento della protesta in piazza XX Settembre ieri mattina
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Un momento della protesta in piazza XX Settembre ieri mattina

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 PISA. «Se proprio devono appendere qualcosa, ricercatori e dottorandi pisani lo facciano con le palline all'albero di Natale». A Tommaso Villa e Luca Cuccu non è piaciuta la protesta dei precari e degli universitari, intitolata "la cultura appesa a un filo".  Il primo è consigliere regionale del Pdl e coordinatore toscano della Giovane Italia; l'altro è responsabile regionale di Studenti per la Libertà. Dopo aver visto le immagini della dottoranda che è stata issata davanti a palazzo Gambacorti per manifestare contro il ddl Gelmini, hanno scritto una nota: «Qui c'è poco da star sospesi dai balconi. La verità è che finalmente d'ora in poi ci sarà poco spazio per gli scansafatiche, poiché i contratti di ricerca verranno rinnovati solo sulla base dei risultati».  Villa e Cuccu, inoltre, osservano il «tempismo, dei ricercatori che hanno protestato proprio mentre si approvava la misura che stanzia nuove risorse necessarie per le borse di studio destinate. Il decreto "Milleproroghe" contiene anche le risorse necessarie per finanziare il fondo unico per l'università». In ciò vedono una contraddizione: «Loro protestano? Ridicolo. Questa è la prova di quanto strumentali e fuori luogo siano e siano state tutte le loro manifestazioni».  Anche i Giovani Toscani ringraziano pubblicamente il ministro dell'istruzione «per aver avviato la sospirata riforma, senza cedere alle pressioni di nepotismi, baroni e conservatori». Francesco Acciai, coordinatore nazionale del movimento vicino alla Lega, sostiene che i manifestanti nelle piazze siano «una minoranza rumorosa, ma pur sempre minoritaria». Mentre «esistono decine di migliaia di giovani che hanno applaudito alla riforma Gelmini e che noi rappresentiamo molto meglio della sinistra e dei centri sociali».  Per Acciai i precari hanno sbagliato bersaglio: «Se la prendano con chi li ha illusi, con chi ha creato inesauribili liste d'attesa, e non con chi getta concrete basi per una formazione di qualità e posti di lavoro certi».

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