Il dolore
IL RETROSCENA
Lunga trattativa con la Digos per legare la catena
G.C.
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Un giovane fissa la catena 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Quando pochi centimetri fanno la differenza. Il cordone umano di studenti vuole legare i due capi della corda alle inferriate della prefettura. L'ordine «dall'alto» è che il cancello deve restare libero e transitabile. Almeno venti minuti di contrattazione sono stati il preambolo della manifestazione di ieri pomeriggio, con cui i ragazzi volevano «simbolicamente violare l'emanazione del governo sul territorio». Il "niet" è categorico e provoca un siparietto. Gli universitari insistono: «A Palermo e Milano ci sono stati incidenti; qui siamo super pacifici. Almeno fateci sbarrare un attimo il cancello!». Un funzionario della Digos risponde col sorriso: «Sì, pacifici. L'altro giorno però avete tirato uova e palle di neve». A quel punto Rocco, uno dei manifestanti ammette: «È capitato». La trattativa non registra progressi. E certo non aiutano gli occhi spiritati di qualche ragazzo, da tre giorni in sciopero della fame: «Bevo solo tè per andare avanti, sarà quello», si giustifica. L'interesse di tutti è che «la protesta sia tranquilla», ma il gioco delle parti continua. Se al mattino un blindato dei carabinieri aveva presidiato il lungarno, ora in segno di "distensione" si fa togliere un mezzo della polizia davanti al cancello. Anche i ragazzi cedono qualcosa: chiedono di legare solo un capo della corda, ma sono marcati a uomo dagli agenti. Allora gli universitari tentano la carta della compassione: «Son tre giorni che non mangio, per protesta ddl, ddl, ddl, non lo possono approvar». La canzoncina lascia intendere che la discussione al Senato della riforma Gelmini può andare avanti anche per altre 24 ore; e i ragazzi resterebbero tutta la notte in prefettura. Alla fine il presidio dura circa tre ore, con la corda a turno annodata a finestre "lontane" o biciclette, e con gli schieramenti che si fronteggiano «guardandoci negli occhi». Ma ci sono anche momenti di premura, quando le forze dell'ordine ricordano agli universitari che, una volta legati, per loro sarà difficile andare in bagno. Alessandra, studentessa di giurisprudenza, non ha peli sulla lingua: «Sono in sciopero della fame. Tranquillo, non ne ho bisogno».
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