Sicurezza
Famiglie sempre più indebitate
A Pisa e provincia cresce del 39% in due anni il livello di mutui e prestiti
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PISA. L'indebitamento delle famiglie pisane risulta più alto della media italiana. Ogni nucleo deve sostenere 22.228 euro di uscite per far fronte a varie voci: le rate dei mutui per l'acquisto della casa, i prestiti per l'acquisto di beni mobili, il credito al consumo, i finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili e altro ancora. L'equivalente di oltre 1.800 euro al mese. In Italia ci si ferma a 19.491 euro. E' l'ufficio studi della Cgia di Mestre ad aver messo in riga le singole realtà provinciali, elaborando dati della Banca d'Italia al 30 settembre scorso. Pisa dunque ha esposizioni importanti, ma è tutta la Toscana ad avere livelli di indebitamento alti, con sette province su dieci nelle prime 35 posizioni su scala nazionale (su 107 totali). Rispetto alla fine di settembre del 2008 (data di inizio della crisi finanziaria che ha colpito anche il nostro Paese), l'indebitamento medio nazionale è cresciuto del +28,7%. Nella provincia pisana (19ª in Italia) del 39%. Secondo i curatori dell'indagine, le province più indebitate sono anche quelle che registrano i livelli di reddito più elevati. In altre parole, è il segnale di un potenziale d'acquisto, di un'economia che non smette di girare anche in tempo di crisi. Bisogna anche vedere, però, quali problemi sorgono. L'altro lato della medaglia. La ricerca è andata ad indagare, oltre all'ammontare del debito, anche la capacità di onorarlo. In questo caso, la graduatoria delle sofferenze si ribalta, con le province toscane che vanno ad occupare la parte finale della classifica. Il dato medio nazionale è pari al 3,5%. Vale a dire che, a fronte di 100 euro erogati alla famiglia media, 3,5 euro non sono stati restituiti agli istituti di credito. In Toscana, solo due province hanno una quota superiore: Pistoia ed Arezzo. Le altre otto mostrano tutte un livello di sofferenza inferiore, con Pisa al 2,7%, che corrisponde all'87º posto nazionale (su 107). Ma come vanno interpretati tutti questi numeri? Un osservatorio privilegiato è quello dell'assessore provinciale Anna Romei, che ha le deleghe sia alle politiche del lavoro che sociali. «Da questi dati emerge sicuramente la propensione ad animare comunque l'economia - commenta - ma anche elementi di preoccupazione che devono essere presi assolutamente in considerazione. Forse è la percezione di vivere in un "presente continuo" a determinare certi comportamenti, compreso questo accumulare di rate, soprattutto sui beni al consumo. Uno o due anni fa, secondo il periodo indagato dalla ricerca, tra le molte famiglie che hanno formulato questa ipotesi di spesa c'erano senza dubbio quelle che riescono a sostenere livelli di esborso, ma anche quelle che, con l'avanzare della crisi economica, hanno dovuto fare i conti con un'instabilità del reddito e quindi delle entrate mensili attraverso le quali sostenere le uscite. Chi ha avuto la sfortuna di finire in cassa integrazione ha visto fortemente indebolita la propria capacità di spesa e tutto questo crea meccanismi che complicano sempre più le situazioni». Ma non è solo il problema del lavoro ad incidere, secondo quanto indicano anche studi universitari di scienze sociali. «A farsi sentire in modo molto significativo sui redditi e quindi sulle possibilità di rispettare la scadenze rateali - riprende Anna Romei - sono anche i decessi delle persone anziane, che in diverse famiglie rappresentano i soggetti con maggiori disponibilità finanziare. Ulteriore aspetto che interviene a modificare le condizioni più favorevoli di partenza sono le separazioni, che certo non agevolano le madri, specialmente quelle con figli, ma lo stesso vale per i padri che si possono trovare nella medesima posizione».
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