Sicurezza
Ferma le cariche con la Costituzione
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Michela Castiglione la studentessa che ha affrontato i carabinieri a Roma leggendo la Costituzione Leggendola affronta e intenerisce i carabinieri che l'hanno manganellata
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PISA. Una scena che ricorda quella di 20 anni fa a Pechino: lì un giovane, disarmato e a braccia aperte cercava di fermare i carri armati; qui una giovane anche lei a braccia aperte, che affronta il drappello di forze dell'ordine in assetto antisommossa che minaccia cariche. E lo fa leggendo la Costituzione. È accaduto il 14 dicembre a Roma in Piazza del Popolo, protagonista una studentessa pisana di Giurisprudenza. Originaria di Piazza al Serchio, si chiama Michela Castiglione e ha 24 anni. Era a Roma a protestare contro il disegno di legge Gelmini che riforma l'Università. Al "Tirreno" racconta: «Sono in piazza del Popolo, in prima fila a reggere lo striscione in testa al corteo, quando le forze dell'ordine incominciano a caricarci e iniziamo a scappare. Decido di dirigermi verso l'esterno e non al centro della piazza, zona che da lì a poco sarà un barbaro campo di battaglia. Io ed altri studenti stiamo correndo seguendo la salita della piazza, quando decido di fermarmi. Lascio che tutti i ragazzi mi superino. Dopo un attimo di esitazione, voltandomi, inizio la mia camminata solitaria a braccia aperte, in segno di pace verso chi due minuti prima mi manganellava colpendomi una mano e un braccio che ora sanguinano. Decido di andare incontro alle forze dell'ordine che nel frattempo si stanno dirigendo verso me, non perché sia una folle esaltata in cerca di pericolo, ma perché in quel momento decido di rispondere alla violenza con la cultura, una cultura che fino ad ora ho appreso grazie ad una istruzione: pubblica e accessibile a tutti». «I carabinieri, in tenuta antisommossa, mi urlano contro di andare via - racconta ancora Michela - Mi dicono che se continuo verso loro mi "manganelleranno di gusto". Ma io proseguo, impaurita, a passo d'uomo e lentamente dallo zaino prendo la Costituzione italiana, fermandomi a circa cinque metri dalle camionette. Loro non capiscono cosa stia facendo, e qualcuno continua ad urlarmi contro agitando un manganello. A voce molto sostenuta, ma tremolante, mi presento: "Sono Michela Castiglione, ho 24 anni, sono all'ultimo anno di Giurisprudenza, non sono fuori corso e sono una borsista. Con il disegno di legge Gelmini io non esisterei perché prevede tagli alle borse di studio. Guardatemi: vi sembro una delinquente?". Inizio a leggere, con le lacrime agli occhi ma con fierezza, l'articolo 33 e 34 della Costituzione. Questi enunciano il diritto alle borse di studio per i meritevoli privi di mezzi e la possibilità di creare scuole private senza oneri per lo Stato; le forze dell'ordine mi ascoltano e smettono di agitare i manganelli. Ribadisco loro che sono in piazza del Popolo perché credo in ciò che ho appena letto, poi faccio una domanda: "E voi cosa fate qui? Chi difendete? Una persona che Borsellino ha citato in una intervista due giorni prima di morire?". Nessuno ha più il coraggio di guardarmi negli occhi. Stanno in silenzio e riacquistano quella umanità che pensavo avessero perso, qualcuno di loro mi guarda, finalmente, negli occhi e vedo la tristezza. Un ragazzo del corteo facendosi coraggio si avvicina a me, prende una mela dal suo zaino e la cede in maniera simbolica ad un carabiniere che accetta e ringrazia. Magari era lo stesso carabiniere che mezz'ora prima all'impazzata manganellava chi finiva sotto tiro». «Il 14 dicembre - prosegue Castiglione - è stata una giornata in cui ho capito quanto sia importante la cultura. Perché sangue porta sangue, violenza porta violenza, io ho cercato di rispondere con la cultura. Mi chiedo se, con l'approvazione della legge, mio figlio avrà le mie stesse possibilità di farsi una cultura».
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