Il Tirreno

Pisa

Pronto soccorso, affluenza record

Marco Barabotti
Orsitto (a destra) mentre consegna un omaggio all’arcivescovo
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Orsitto (a destra) mentre consegna un omaggio all’arcivescovo

In una settimana 1800 accessi, più del 30% rispetto al Santa Chiara

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 PISA. La prima settimana al nuovo pronto soccorso ha visto un'affluenza di quasi 1800 pazienti, 400 in più dello stesso periodo del 2009 (un aumento di circa il 30 per cento, e non era ancora arrivato il gelo). La quasi totalità di essi, anche con patologie gravi e complicanze, ha potuto essere curata nella stessa struttura, senza bisogno di spostamenti.  È questo il grande vantaggio del Dea (Dipartimento emergenza accettazione) che ospita undici unità operativa ad altissima specializzazione e tecnologia - in tutto 530 persone tra medici e paramedici - in grado di monitorare tutto il percorso del paziente. Una vera rivoluzione nel campo sanitario: quasi a dire che sono le macchine che seguono il paziente e non questo che deve spostarsi da un reparto a un altro per esami o altro ancora. Con i suoi 24mila metri quadrati è un ospedale nell'ospedale.  Certo, pur in questo mega pronto soccorso supertecnologico, non è stato tutto rosa e fiori. Una cosa è la simulazione di tutto il sistema, che vi è stata prima dell'inaugurazione dell'8 dicembre, un'altra è il riscontro dal vivo. «Mettere insieme e far funzionare a catena undici unità operative - dice il direttore del Dipartimento emergenza accettazione, Eugenio Orsitto - non è un'impresa da poco. Abbiamo avuto anche momenti di sofferenza, soprattuto legati alla mancanza di personale. Mettete 400 utenti in più in una settimana rispetto al passato per di più in un sistema di lavoro diverso, ed ecco la necessità di dover incrementare il personale per reggere il maggiore carico. Devo dire che l'Azienda ci ha dato una mano, assegnandoci più infermieri. Non ci possiamo quindi lamentare: ad inizio del 2011 faremo un punto preciso della situazione anche riguardo al personale medico».  In questi tre piani del Dea, considerando il seminterrato, si concentra l'efficienza di una struttura concepita per dare risposte rapide a piccole, gravi e gravissime patologie. Dalla neuroradiologia alla radiodiagnostica, alla medicina d'urgenza, alla chirurgia generale e d'urgenza universitaria, alla traumatologia, all'anestesia e rianimazione di pronto soccorso, alla neurochirurgia, all'anestesia e rianimazione.  «Sentiamo anche una grande responsabilità - dice Orsitto -, che abbiamo toccato con mano fin dai primi giorni di funzionamento del nuovo pronto soccorso, di avere realizzato qualcosa di importante che va ben oltre la città di Pisa, l'Area Vasta, la Toscana. Pensate che ospitiamo quotidianamente un numero quasi doppio di pazienti rispetto al pronto soccorso di Firenze».  I nuovi spazi, qui a Cisanello, sono stati organizzati in modo che ci sono 10 postazioni (box) di vista dove medici e infermieri sviluppano il trattamento diagnostico-terapeutico degli utenti e due stanze dedicate agli interventi d'emergenza, dotate di monitor multiparametrici, ventilatori e dispositivi per l'esecuzione di radiografie ed ecografie in loco. I posti letto totali sono 133, con otto sale operatorie, una shock room e la discharge-room, uno spazio adibito all'accoglienza di due tipi di pazienti: i già dimessi che devono rientrare al loro domicilio e quelli in attesa, nel pronto soccorso, di essere ricoverati. Inoltre, sia al primo che al secondo piano c'è la ricovery room con altri letti per pazienti monitorati in attesa di spostamento. Sono inoltre operativi due punti triage, quello per l'accesso dei pazienti più gravi, ossia barellati, e quello per i pazienti deambulanti.  Tutti i pazienti hanno braccialetti di riconoscimento. Nei corridoi, vi sono monitor con tracker dei pazienti in tempo reale (di ciascuno di loro si sa dove si trovano, chi li sta seguendo, se sono in attesa di esami clinici o radiologici e così via). «I primi dieci giorni di sperimentazione - afferma Orsitto - sono positivi riguardo al sistema di interconnessione tra unità operative. Era, anzi è, un mondo nuovo anche per noi. Siccome nessuno è perfetto, c'è da migliorare ancora qualcosa, ma siamo sulla strada giusta».  Infine una annotazione. Durante la visita al Dea, l'arcivescovo ha apprezzato la denominazione del nuovo ospedale, una volta completato definitivamente (si chiamerà "Nuovo Ospedale S. Chiara"). «E' una scelta giusta - ha detto mons. Benotto - perché il binomio S. Chiara-ospedale è entrato ormai nel sangue dei pisani da generazioni».  

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