Il Tirreno

Pisa

Le firme volano verso quota 1500,firma anche te per salvare le navi

Le firme volano verso quota 1500,firma anche te per salvare le navi

Tra i primi a firmare il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Non resta inascoltato l’appello degli Amici dei musei d’Italia affinché gli scavi delle antiche navi scoperte a Pisa siano riconosciute come sito dell’Unesco.

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PISA. Non resta inascoltato l’appello degli Amici dei musei d’Italia lanciato alle istituzioni locali e al mondo culturale e scientifico, affinché si facciano portavoce presso il governo del riconoscimento degli scavi delle antiche navi scoperte a Pisa come sito dell’Unesco.

“Il Tirreno”, infatti, mentre i lavori di scavo sono interrotti per mancanza di fondi e il cantiere rischia il degrado e l’abbandono diventando un altro “caso Pompei”, rilancia la proposta con una raccolta di firme direttamente sul sito Internet del giornale. Tutti coloro che intendono far sentire la loro voce, affinché le navi romane non affondino anche nel silenzio, ma invece siano salvate e recuperate, lo possono fare direttamente sul nostro sito, firmando questa petizione.

«È auspicabile — dice Mauro Del Corso, presidente nazionale e pisano, dell’associazione degli Amici dei musei — che l’appello sia sottoscritto il più possibile da tutti i pisani, in particolare chi ha ruoli istituzionali a livello nazionale e locale. Penso agli assessori di Provincia e Comuni, di consiglieri provinciali, comunali e regionali e di parlamentari (anche europei) di qualsiasi partito. Ma non solo: devono firmare anche personalità del mondo accademico e scientifico e non solo pisano. Non si può far affondare nel silenzio una delle scoperte che ha fatto parlare il mondo intero». Del Corso si attiverà da stamani per sollecitare, attraverso il sito degli Amici dei musei d’Italia, ma anche a quello del Touring club d’Italia — lo stesso sarà fatto a tutte le associazioni ambientaliste —, soci e simpatizzanti a firmare l’appello lanciato dal “Tirreno”.

«Domandiamoci perché di Pompei ha parlato il mondo e del cantiere pisano non ne parla nessuno», ha ribadito ancora una volta Del Corso. «Non si può andare avanti così — ha detto il presidente degli Amici dei musei —, perché siamo di fronte ad una scoperta che per qualità e quantità ha un altissimo valore scientifico. Su queste basi, noi chiediamo che lo scavo sia riconosciuto come sito Unesco. Siamo di fronte ad una Pompei del sommerso marino che si trova sulla terra ferma. In questo modo, si potrebbe ottenere quella visibilità fondamentale, ma si potrebbero anche attivare le risorse economiche necessarie poiché, con i tagli del governo ai beni culturali, da soli non ce la potremmo mai fare ».

Da indiscrezioni raccolte, molto attendibili, sembra che nel 2010 il fondo del governo per le navi romane sia stato solo di alcune decine di migliaia di euro. Si era partiti con risorse di oltre un milione di euro l’anno per 12 anni, poi si è scesi a 300 mila, infine a poche decine di migliaia. Come dire spingere le navi verso il precipizio, rischiando di mandare a fondo un patrimonio dell’umanità.

Mauro Del Corso nel riconoscimento di sito Unesco vede una leva che possa porre lo scavo non più solo all’attenzione degli esperti, ma all’attenzione di tutto il mondo, per uscire da quell’isolamento mediatico in cui ora si trova. «Alle comunità scientifiche - dice il presidente nazionale dell’Associazione degli amici dei musei - spetta il compito di redigere un piano che supporti la richiesta di riconoscimento. E la raccolta di firme lanciata dal “Tirreno” è un sostegno forte in questa direzione. Ripeto: ci aspettiamo una risposta forte da tutti: cittadini, istituzioni, mondo scientifico e culturale. Ed è giunto il momento, finalmente, che qualcuno si muova anche a livello europeo: è possibile che il caso non sia stato sollevato al parlamento europeo, quando qui a Pisa è venuta in visita anche la commissione cultura dello stesso parlamento?».

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di Redazione web