Il Tirreno

Pisa

«Mai lanciata una bomba carta»

Enrico Santus

Parla uno degli studenti arrestati durante gli scontri

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 PISA. «Ero in piazza del Popolo e non avevo lanciato niente, né mi ero trovato in situazioni ambigue». Parla Nicola Corsini, studente al primo anno di Scienze Politiche, arrestato durante gli scontri del 14 dicembre a Roma e poi liberato. «Quattro poliziotti stavano manganellando un ragazzo e io sono andato per dire loro di smetterla, così mi hanno gettato a terra e hanno manganellato pure me». Trasportato in un commissariato, è stato perquisito: «Né io né Andrea (Donato, ndr) avevamo armi o oggetti pericolosi».  Secondo quanto racconta Nicola, gli studenti sono stati medicati all'ospedale, poi portati via per acquisire le impronte digitali. «Ci hanno messi in 18 in una stanza, 16 ragazzi e 2 ragazze. Hanno lasciato le finestre aperte tutta la notte, nonostante avessimo chiesto più volte di chiuderle». E qui inizia una delle parti meno felici del racconto: «Non sapevamo niente, neppure se eravamo in stato di fermo o d'arresto. Nessuno di noi aveva potuto parlare con l'avvocato. Siamo stati insultati e trattati da pezzenti». Nicola afferma di aver capito allora che i veri responsabili dei vandalismi, ben più organizzati, se l'erano filata: invece in quella stanza «molti, come me, non avevano nemmeno tentato la fuga perché avevano la coscienza apposto».  Nicola, poi, parla del processo di giovedì scorso: «Hanno accusato dello stesso reato studenti di Pisa, Trento e Bari, come se fossero stati insieme», racconta.  Adesso l'universitario aspetta il processo del 15 febbraio per rispondere all'accusa di aver lanciato una bomba carta: «Spero che vada bene. Io manco so cos'è una bomba carta!», dice.  Oggi intanto a Pisa gli studenti saranno di nuovo in azione con un corteo che parte alle 14.30 da piazza dei Cavalieri.

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