Il Tirreno

Pisa

La neve mette la città in ginocchio

Gianluca Campanella
La neve mette la città in ginocchio

Giornata d'inferno per migliaia di pisani, oggi scuole chiuse

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 PISA. «Mamma, sta diluviando di neve!». Questo articolo potrebbe finire qui, con la telefonata della studentessa che riassume tutto. Ma sua madre ci ricorda che il "manto bianco" non è solo poesia; o, almeno, questo lascia supporre la risposta della ragazza: «Sì, mamma. Mi sono coperta bene».  L'altra faccia della giornata, infatti, sono i disagi: fermi gli aerei, le auto, i treni; fermo tutto. Ma cominciamo dai sorrisi. La città ieri è stata un solo flash: se è vero che i turisti guardano per aria e i residenti per terra, ieri anche i pisani sembravano "stranieri" e fotografavano angoli di solito snobbati.  La scena più comune è stata la battaglia di palle di neve. In piazza dei Miracoli, per esempio, nasce per caso la sfida tra universitari e studenti medi. Una laureanda bionda urla a un gruppo di minorenni: «Non dovreste essere a scuola?». Immediata la replica: «Siamo usciti prima». Lei, bellicosa, vuole tutta i riflettori per sé: «Siete piccoli». Cominciano cinque minuti di "grandi" contro "bambini", che finiscono con l'urlo divertito della bionda: «Andate a scuola».  A scuola oggi non ci andranno: tutti gli istituti di competenza della Provincia restano chiusi per neve. E c'è un'analoga ordinanza del sindaco che riguarda l'intero territorio comunale.  A Pisanova, due ragazze inventano il gioco più originale: correre con la lingua in fuori e fare a gara a chi raccoglie più fiocchi. Dopo un po', una delle due è assalita dal dubbio: «Ma sarà igienico?». Ben altri problemi ha una motociclista a pochi metri da loro: il suo scooter sgomma senza avanzare di un solo passo. Le "vittime" principali della neve sono stati proprio i mezzi su due ruote. Una signora confessa: «Lo abbiamo lasciato tutti a lavoro e torniamo a casa a piedi». Pochi temerari si avventurano, ma desistono alla prima rotonda, abbandonando la moto sul marciapiede.  La neve si è posata. E tanta. «Nonostante le "gufate" di Alessio, che aveva detto che non si quagliava», commentano tre amiche. E, a proposito di sfortuna, gli allievi del liceo artistico invadono piazza dei Cavalieri e ricordano: «È proprio venerdì 17». Anche qui, donne protagoniste. La femminuccia del gruppo, calendario alla mano, avverte che «qualcuno potrebbe farsi male». Quindi impiega molta premura per comporre una palla di neve gigante: la tira a due mani e innesca il tutti contro tutti.  I meno allegri sono i negozianti: al mercatino di Borgo Stretto non passa nessuno. Dietro le bancarelle c'è chi prova a prenderla con filosofia: «Mi dovevo portare la macchina fotografica». C'è solo un'adolescente che fa girare l'economia: tira per un braccio l'amica che filma il ponte di Mezzo, perché «devo comprare le scarpe».  Restiamo all'argomento ponti. L'anno scorso, nella settimana prima di Natale ci fu una gelata eccezionale in tutta Europa: da noi, si gettò il sale per le campate sull'Arno, per evitare che ghiacciassero e che la gente scivolasse. I cittadini infuriati scrivono al giornale: «E adesso? Lo sapevate che stava arrivando il maltempo».  In effetti, il meteo parlava di «precipitazioni nevose che cominciano alle prime ore del mattino, per poi tramutarsi solo in piogge a partire dalle 11, in coincidenza con l'aumento delle temperature». Ma tale previsione è stata smentita dai fatti. Un bollettino della protezione civile intorno alle 12 ha certificato ciò che era sotto gli occhi di tutti, estendendo il rischio di «nevicate importanti» fino alla serata.  Inoltre il vicesindaco Paolo Ghezzi spiega che il sale aderisce solo sul bagnato e da parecchi giorni non pioveva: «Ora tutti i mezzi sono in azione; dovevamo aspettare che cominciasse la nevicata».  Che qualcuno, forse, ha apprezzato per la prima volta. Un padre carica nella sua station wagon il figlio di cinque anni e un pallone per andare a giocare sulla neve. Cerchiamo di resistere alla tentazione di citare "Cent'anni di solitudine" scritto da Gabriel Garcìa Màrquez. Ma per lo stupore del rumore sotto le scarpe, il bimbo esclama: «È croccante come le patatine». Allora cediamo ai ricordi del colonnello Aureliano Buendìa, quando evoca suo padre che «lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio».  Chi sembra avvezzo al clima siberiano è una signora russa che corre coi tacchi sui marciapiedi, senza scivolare. A piedi, supera l'enorme fila di auto che dall'ospedale di Cisanello arriva alla stazione: tutte immobili. Ma pochi si accaniscono sui clacson, al contrario dei giorni di caos ordinario. Addirittura, sul lungarno Mediceo, una motociclista cade ed è tutto un susseguirsi di «Scusi» e «Prego». Se questo è l'effetto dei fiocchi, ci vorrebbe una bufera al giorno.  Forse non saranno d'accordo i passaggeri dell'aeroporto, chiuso per ore; della stazione, dove il treno più in orario ha 80 minuti di ritardo; e dei bus per il litorale, bloccati fuori città. E, ancora, "ecatombe" sulla Fi-Pi-Li e sull'autostrada, con code chilometriche e automobilisti fermi per ore al gelo.  Ma qualcuno non si è accorto di niente: tre turiste spagnole camminano per via Dini e ammirano i monumenti, consultando una guida turistica di Lucca. La neve rende tutto più bello o tutto indistinguibile?

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