Il Tirreno

Pisa

Inaugurate al museo di storia naturale nuove sale di paleontologia con fossili che risalgono a 45 milioni di anni fa

Alla scoperta degli antenati dei cetacei

Pierluigi Ara
La presentazione delle nuove sale di paleontologia e, a destra, la ricostruzione degli archeoceti
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La presentazione delle nuove sale di paleontologia e, a destra, la ricostruzione degli archeoceti

Alla Certosa esposte due ricostruzioni di archeoceti a grandezza naturale

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 CALCI. Il museo di Storia naturale del territorio dell'Università di Pisa, all'interno della Certosa, da ieri è più importante. Si è arricchito delle nuove sale di paleontologia dove trovano ospitalità gli archeoceti, cetacei di terra e di mare, con alle spalle una lunghissima storia.  L'inaugurazione si è tenuta alla presenza di esponenti del mondo della scienza, della cultura, della ricerca, oltre a un buon numero di appassionati. Tra i presenti Maria Antonella Galanti, prorettore per i rapporti con il territorio; Cosimo Bracci Torsi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa; Paolo Recce, presidente dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti della Toscana. Proprio la fondazione dell'istituto di credito e l'unione italiana ciechi hanno offerto un supporto prezioso alla realizzazione. Sul tema "Gli archeoceti e la riconquista dei mari", ha svolto una documentata relazione Giovanni Bianucci, del dipartimento di scienze della terra dell'ateneo pisano. Ha fatto gli onori di casa Walter Landini, direttore del museo che poi ha guidato la visita.  Una scoperta affascinante quella attraverso il tempo (si parla di radici risalenti a milioni di anni fa). Nel 2003 un commerciante di marmi segnalò uno strano fossile contenuto nelle sei lastre in cui era stato tagliato un blocco di calcare numulittico proveniente dall'Egitto. Il fossile, estratto dalla roccia e restituito alla sua tridimensionalità grazie a un lungo e delicato restauro, è ora esposto nella stessa posizione in cui l'animale si adagiò sul fondo marino, lungo le coste meridionali della tetide, approssimativamente 45 milioni di anni fa. Le sue ossa furono sepolte dal sedimento che si accumulava sul fondale che, nel corso dei milioni di anni, si è trasformato in dura roccia. Si sono conservati, ed eccezionalmente bene, il cranio, la mandibola, i denti, le vertebre e le costole. Le zampe anteriori invece, probabilmente, si staccarono dalla carcassa mentre questa ancora galleggiava nell'acqua mentre la parte posteriore del corpo era contenuta in un secondo blocco di roccia finito chissà dove. I segni lasciati dai denti di uno squalo su alcune delle costole fanno pensare che la sua morte possa essere stata opera di questo predatore. È un fatto di grande significato che il museo degli archeoceti si trovi da ieri mattina all'interno del complesso monumentale della Certosa, insieme ai tanti reperti di zoologia, fossili e minerali, organizzati secondo criteri sistematici e tematici in un'area complessiva di oltre 4mila mq di sale e gallerie disposte su tre piani.

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