La manifestazione
Scadono i ricorsi per i precari
Angela Feo
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Una delle tante proteste dei precari La Cgil: sessanta giorni di tempo per decidere se impugnare i contratti ritenuti irregolari
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PISA. Sessanta giorni di tempo. Termine ultimo: il 23 gennaio. È questa la scadenza fissata dalla cosiddetta legge sul "collegato lavoro", dopo di che i lavoratori precari e licenziati non potranno più impugnare i contratti (di collaborazione, a tempo indeterminato, di apprendistato, in somministrazione) e perderanno la possibilità di vedersi riconosciuto un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Il tempo stringe e per questo la Cgil ha attivato una campagna di informazione affinché, come dice Massimo Basilei, responsabile organizzativo della segreteria Cgil di Pisa, «i lavoratori possano avere gli strumenti necessari, l'assistenza e la tutela per difendere i diritti che questo governo vuole cancellare». «La scadenza dei 60 giorni sta mettendo i precari in una situazione di grande difficoltà - continua Basilei -. Un lavoratore dovrà decidere in pochissimo tempo se impugnare un contratto irregolare, rischiando che non gli venga rinnovato, oppure perdere per sempre quel diritto. La nostra volontà è comunque quella di assistere i lavoratori, dare loro dettagli e informazioni sui requisiti e sulle possibilità che hanno di impugnare contratti illegittimi e inopportuni». La Cgil punta il dito anche su altre norme di questa legge che, dice Daniela Puccini, responsabile dell'ufficio vertenze della Cgil pisana, «nulla hanno a che fare con la dignità del lavoro. Ad esempio, un datore di lavoro può proporre di certificare le regole di un contratto in deroga alle leggi, al contratto nazionale e ai principi della Costituzione. Regole che possono riguardare la qualificazione, il salario, l'orario, persino i motivi del licenziamento». Al momento, secondo i dati della Cgil, a Pisa non si sarebbero ancora verificati casi di questo tipo. In ogni eventualità, «la Cgil offre la propria assistenza per attivare un percorso per tutelare l'autentica volontà di un lavoratore». Tra gli argomenti in cui la Cgil ravvisa profili di incostituzionalità ci sono anche l'arbitrato e la clausola compromissoria: da firmare all'atto dell'assunzione, avrebbe lo scopo di impedire al lavoratore di ricorrere a un giudice in caso di controversie.
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