Sicurezza
Davanti al gup i sei estorsori che rubarono novantamila euro con la minaccia di rendere pubbliche presunte sue foto con «lucciole»
Chiesto mezzo secolo per i ricattatori del prete
Candida Virgone
«Avevano scambiato il povero parroco per un bancomat»: ha detto il pm nella sua requisitoria
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Mezzo secolo di condanne. È la richiesta fatta ieri in tribunale, nella sua lunga requisitoria, dal pm Antonio Di Bugno, davanti al gup Concettina Garreffa, per la «banda» di sei persone accusata di ricatti hard ad un prete di campagna. Una sorta di congrega che è arrivata ad estorcergli la bellezza di novantamila euro in contanti in pochi mesi. Il viceprocuratore ha ribadito, ieri mattina, in udienza preliminare, una definizione già usata per i sei imputati: «dei criminali che avevano scambiato il povero parroco per un bancomat». Davanti al gup, per rispondere di estorsione continuata e aggravata, sono comparse ieri tre parrocchine, Maria Pesce, 60 anni, sua figlia e sua nuora, Angela Cecconi ed Elena Menichini, tutte e due di 35 anni, una loro conoscente, Franca Bendinelli, 53 anni, e i suoi due figli, Daniele Falaschi, 26 anni, e la sorella Chiara, 33. Le tre parrocchiane sono difese dall'avvocato Massimo Parenti, la Bendinelli da Parenti e da Gabriele Marroni, Chiara Falaschi da Giacomo Giribaldi e il fratello Daniele dall'avvocato Simone Cagnetta. La pubblica accusa ha chiesto per Pesce e Cecconi 9 anni di condanna e 1.800 euro di multa a testa, e per gli altri quattro 7 anni e 8 mesi più 1.600 euro di multa ciascuno, il pagamento per tutti delle spese legali e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Cinquant'anni in tutto. Il dibattimento quindi, svoltosi con il rito abbreviato, è stato aggiornato al 25 gennaio per la difesa, le repliche e la sentenza. Il caso esplose a metà aprile, quando per questa brutta storia, in cui si mescolano pruderie di provincia, ingenuità, ignoranza e povertà, finirono in carcere le prime quattro persone, le tre presunte fedeli e la Bendinelli, accusate di aver aver ricattato il vecchio parrocco, semicieco e malridotto, minacciando di portare al nostro giornale immagini riprese dal telefonino che lo avrebbero ritratto con prostitute sotto casa loro. A fine maggio i carabinieri chiusero il cerchio su tanto squallore con l'arresto dei due Falaschi, liberando da un pesante giogo morale il povero prete, vero punto di riferimento per la sua comunità e soprattutto per i bisognosi, il quale dall'altare, in una delle sue ultime messe prima di ritirarsi per le sue precarie condizioni, parlò di sincero perdono. Il gruppetto aveva preso di mira lui ed il fratello, parroci in paesini dei dintorni di Pisa, che alla morte della madre, nell'autunno 2009, avevano ricevuto una bella eredità, circa centomila euro a testa. Si sa, nei paesi, certe notizie volano. Perché non ricattarli? Col più giovane era andata male: ci avevano provato al telefono, ma aveva risposto picche. Ci erano riusciti però col più vecchio. Madre, figlia e nuora gli avevano detto a più riprese di averlo ripreso col cellulare in strada in compagnia di «lucciole» mentre la Bendinelli si era finta avvocato e il figlio giornalista. Il pover'uomo aveva ceduto a quelli apparsi quasi come piccoli prestiti, che però non venivano mai restituiti, poi aveva cercato di opporsi, ma a quel punto erano scattate le minacce, lettere ricattatorie e telefonate in cui si ventilava la pubblicazione delle presunte immagini rubate sul «Tirreno», come se un giornale potesse avere simili licenze. L'ingenuità e la paura lo avevano tradito e in due mesi, fra gennaio e febbraio scorsi, il parroco era arrivato a consegnare nelle mani degli estorsori la bellezza di novantamila euro, recuperati solo in parte, un po' in contanti a casa dei Bendinelli e un po' sui conti postali della Pesce.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
