La manifestazione
Domiciliari alla nonna del marito
La sposa-bambina a confronto coi rom
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PISA. Lei era in una stanza con il gip Giorgio Rocchi e l'interprete, ripresa con un collegamento video; i parenti acquisiti, sette persone, nell'aula bunker del tribunale di Firenze, con il pm della Dda, Angela Pietrojusti e i loro legali, gli avvocati Nicola Giribaldi, Giuseppe Cutellè, Caterina Baroni, Luca Cianferoni e Marco Meoli. Incidente probatorio ieri mattina per la sposa-bambina, la quindicenne kosovara che accusa una famiglia rom del campo di Coltano di violenza sessuale e riduzione in schiavitù. Gli imputati, tutti in stato di arresto, sono lo sposo bambino, 16 anni, nel reparto minorile del Cpa fiorentino, e i suoi nonni, Avdus e Nebehat Hamiti, 55 e 53 anni, i genitori Riza Haliti e Ibadet Dibrani, 33 anni tutti e due, e gli ziii, Erizon Mahmuti e Vjolca Dibrani, 38 e 37 anni. Prima dell'incidente probatorio, si è svolto davanti al gip Rocchi l'interrogatorio del nonno, arrestato venerdì con nuove accuse relative ad altri due epiodi e che mettono a nudo l'esistenza di uan compravendita di minorenni, mentre gli zii sono stati colpiti da una nuova ordinanza di custodia cautelare per riduzione in schiavitù e immigrazione clandestina. Solo la madre del ragazzo, incinta, ha ottenuto i domiciliari, concessi ieri annche alla nonna, nella villa di Gello. L'incidente probatorio ha visto il verificarsi di alcuni scontri su alcuni particolari fra pm e difesa, che ha definito la testimonianza della ragazza «generica, non circostanziata, fantasiosa e poco credibile». Contraddizioni sarebbero emerse sulla data del matrimonio e sul presunto sequestro in Kosovo, mentre la ragazza avrebbe dichiarato che i nonni avevano nei suoi confronti «un atteggiamento protettivo».
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