Finanza
Scatta la rivolta delle giovani rom
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Le villette di Coltano assegnate a famiglie rom Tutto è partito dalla denuncia di una quindicenne
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PISA. Si parla di rivolta delle spose bambine. Pare che il gesto della quindicenne kosovara da cui è partita tutta questa storia, abbia indotto nelle altre ragazze del campo rigurgiti di ribellione. A pensarla come lei sarebbero in tante, per quanto la suocera abbia più volte detto: ci siamo sposate tutte così. Per questo si sarebbe arrivati sulle tracce della seconda ragazzina e della sorella della prima, la cui compravendita, secondo l'uso rom, sarebbe provata da indagini bancarie: ogni sposa costa da dieci a ventimila euro e il prezzo sale quanto più scende l'età. «I percorsi di integrazione delle bimbe all'interno della scuola - commenta la presidente della Società della salute, Maria Paola Ciccone, assessore comunale alle politiche sociali - per quanto non continui, producono risultati importanti sul piano dell'acquisizione della consapevolezza come persona e delle pari opportunità. Le ragazze si confrontano con contesti sociali diversi e portano le loro esperienze nel campo, anche a chi a scuola non ci va. Certe tradizioni violente non vengono accettate e questo non può che farci piacere...». L'assessore comunale alla pubblica istruzione, Marilù Chiofalo, non ha dubbi. «La scolarizzazione - spiega - è l'uovo di Colombo. I ragazzi si fanno delle domande e si danno delle risposte. Quando vanno a scuola e si ambientano hanno una luce diversa negli occhi. Purtroppo in questi contesti c'è un alto analfabetismo, soprattutto fra le donne che, anche giovanissime, pensano che per loro sia troppo tardi per imparare ma si sforzano di far sì che certi diritti vengano acquisiti dai loro figli, proprio perché abbiano maggiori opportunità. Sarebbe importante che tante potessero prendere la patente, anche per accomasgnare i figli a scuola». I cento giorni da schiava della sposa bambina finirono il 26 ottobre scorso, dopo una lunga indagine della Squadra Mobile coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, in seguito alla denuncia dei genitori della ragazza, cui telefonicamente lei aveva raccontato di maltrattamenti. Nebehat, zia materna acquisita della ragazzina, aveva trattato con i familiari il suo fidanzamento e il pagamento della dote, ma la sposa, secondo il suo racconto, sarebbe stata portata in Italia con l'inganno, in un viaggio rocambolesco, con documenti falsi e dati alterati, e una volta a Coltano, costretta al matrimonio rom e ai riti brutali della prima notte. Per essere poi, sempre a suo dire, costretta a servire tutta la famiglia come una schiava e a dormire a terra «perché - le avrebbero detto - sei un cane», sottoposta alle violenze del marito e alle avances del suocero, a cui doveva baciare la mano e fare l'inchino. C.V.
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