Il Tirreno

Pisa

Rom, compravendita di spose bambine

Candida Virgone
Un momento delle nozze degli sposi bambini di Coltano
◗
Un momento delle nozze degli sposi bambini di Coltano

In manette anche una terza persona, incidente probatorio per la ragazza di Coltano

3 MINUTI DI LETTURA





 PISA. Salgono a tre le spose bambine. Un'altra persona è finita in carcere per la storia della ragazzina schiava di Coltano, che questa mattina sarà alle prese, davanti al gup Giacomo Rocchi a Firenze, con l'incidente probatorio nel corso del quale si troverà davanti i nomadi messi in manette dopo le sue pesanti accuse. Il settimo arrestato dalla polizia è il nonno dello sposo, Avdus Hamiti, 55 anni, che abita nella famosa villa confiscata a Gello. Salgono a sette così le persone dietro le sbarre per questa vicenda, mentre gli zii del ragazzo sedicenne ancora agli arresti con i genitori e la nonna, sono stati raggiunti in carcere da una nuova ordinanza di custodia cautelare per il caso di altre due spose bambine. Una è la sorella della ragazza, che ha 17 anni, l'altra è una sedicenne che è stata portata via dal campo di Coltano il giorno dei primi arresti, il 26 ottobre. La sua presenza a Coltano infatti non era giustificata: mai censita, senza passaporto, non faceva parte di nessun gruppo familiare presente. Secondo la versione dei protagonisti di questa storia doveva andare in moglie con rito rom ad un uno di loro, un altro sposo bambino. Pesanti anche in questo caso le accuse per il nonno e gli zii, il croato Erizon Mahmuti, 38 anni, e la moglie, Vjolca Dibrani, slava, 37 anni: non si parla di violenza sessuale, ma ancora di riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e mantenimento di straniero irregolare sul territorio nazionale.  Le trattative in corso per portare al campo di Coltano anche la sorella, minorenne, pure lei, della sposa bambina, sono state interrotte proprio dall'inchiesta della polizia sul primo caso. La terza ragazzina, una quindicenne pure lei kosovara come le due sorelle, era destinata a sposare il figlio di Mahmuti, pure lui minorenne, e si trovava nel campo, senza titolo, già da diverso tempo. Secondo la polizia, che la prelevò quel giorno insieme all'altra, viveva anche lei in uno stato di soggezione totale ed era apparsa quasi terrorizzata. Portata in una località protetta diversa da quella in cui si trova la prima quincidenne, questa volta in Toscana, appare perfettamente a suo agio: non ha chiesto di rientrare nella famiglia acquisita e si è perfettamente inserita nella comunità aperta a cui è stata affidata.  Per questa storia si trovano in carcere, insieme allo sposo bambino, recluso nel Centro di prima accoglienza per i minori di Firenze, e ai due zii, la nonna del ragazzo, Nebehat Hamiti, 53 anni, e i genitori, Riza Haliti e Ibadet Dibrani, tutti e due di 33 anni. L'accusa parla di tratta di persone, riduzione in schiavitù e violenza sessuale di gruppo. Mentre nonna, padre e zio si trovano al Don Bosco, Vjolca Dibrani è reclusa alle Sughere. Per tutti - tranne che per la madre del ragazzo, ai domiciliari perché incinta e madre di un bambino in tenera età - il tribunale del riesame ha respinto la richiesta di scarcerazione.  I domicilari sono stati concessi nella villetta di Coltano assegnata alla famiglia nell'ambito del progetto Città Sottili, diritto perso in seguito a questa vicenda e per il ritrovamento in casa, il giorno dell'arresto, di un vero e proprio tesoro sequestrato: gioielli d'oro e pietre preziose per 350mila euro, ritenuti degli inquirenti provento di furti e rapine.  La nonna è difesa dagli avvocati Luca Cianferoni e Marco Meoli, il padre dall'avvocato Caterina Baroni, la madre, il nonno e il ragazzo dall'avvocato Giuseppe Cutellè, e gli zii da Nicola Giribaldi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze