Il Tirreno

Pisa

PARLA L’ESPERTO

«L'etnia non c'entra»

«L'etnia non c'entra»

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 PISA. «Al centro di questa vicenda non c'è la tradizione di un gruppo etnico, ma la posizione della donna. Siamo in un sistema in cui generalmente su una donna si può esercitare una pressione diversa da quella che si esercita su un uomo. In questo senso la violenza prende forme diverse a seconda della cultura in cui si estrinseca».  Per il professor Marco Della Pina (nella foto), presidente del corso di laurea in Scienze per la pace dell'ateneo, esperto di questioni rom, non sono tradizioni culturali. Il sequestro di Coltano, la violenza, la riduzione in schiavitù non fanno parte di un'etnia.  «Bisogna mettere un po' d'ordine - dice - su un materia così delicata e complessa. Non si possono confondere le responsabilità penali, che sono individuali, per giudicare un gruppo, Queste vanno affrontate individualmente. Generalmente questi avvenimenti vengono strumentalizzati: basti pensare al senso di liberazione che ha dato nel caso di Brembate l'arresto di un marocchino. Era stato lui, il colpevole era fuori da questo contesto. Così si dimentica l'enorme violenza sulla donna che avviene nella famiglia, nel mondo del lavoro, in ogni società. In Italia il 30% delle donne dichiara di essere stata almeno una volta vittima di violenza sessuale, perché la violenza è dentro la società occidentale. Quindi bisogna vedere dove è realmente il problema ed è proprio nei rapporti fra uomo e donna. Insomma il livello di violenza non è diverso nei contesti in cui si estrinseca, perché il machismo è comune in Usa come in Italia, può essere diverso pittoricamente, ma non strutturalmente. Non possiamo per questo dire di avere solo noi delle regole giuste e quindi non possiamo utilizzare questo fatto, che sta all'interno di fatti più ampi, come strumento di coinvolgimento di un gruppo etnico nella nostra critica, confondendo una responsabilità individuale di un gruppo familiare con quella di tutti gli altri. Per fare inclusione sociale di gruppi culturali bisogna fare opera di integrazione, trovare un equilibrio fra vecchie e nuove identità: solo così si aiutano contesti sociali svantaggiati. E per evitare le guerre fra poveri, in cui gli italiani si sentono sacrificati rispetto ai nomadi, bisognerebbe indagare sul perché in Italia le case popolari rappresentano solo il 4% della proprietà pubblica rispetto al 30 e al 40% di Olanda e Spagna». C.V.

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