Sicurezza
Rebeldìa, tramonta l'ipotesi dell'ex Asnu
Gianluca Campanella
◗
Unassemblea a Rebeldìa L'ateneo: paghiamo troppi affitti, l'ex magazzino dobbiamo usarlo noi
2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Tutto il trasferimento di Rebeldìa all'ex Asnu non può avvenire. È quanto emerso lunedì mattina nella seconda riunione della Cut, Conferenza Università Territorio, che ha affrontato la questione degli spazi giovanili e, in particolare, la futura destinazione del cartello di 31 associazioni che attualmente ha la sede in via Battisti. Il rettore Massimo Augello ha spiegato che l'Ateneo ha 850mila euro di fitti passivi. Non esiste al momento nessun provvedimento della Corte dei Conti; ma per prevenire azioni della magistratura contabile è consigliabile ridurre quella cifra il più possibile. Pertanto né il magazzino dell'ex Asnu (soluzione preferita dal centro sociale), né altri stabili dell'Università si possono concedere interamente a terzi. La delegazione del progetto Rebeldìa, che aveva chiesto un'audizione, a quel punto ha proposto un «graduale inserimento delle attività per venire incontro alle esigenze poste». L'idea, inedita finora, è stata accolta dai presenti in modo favorevole. L'università avvierà un percorso istituzionale per valutare il suo patrimonio immobiliare, interpellando gli organi accademici competenti. Il Comune, altro attore della Cut, ha ancora una volta offerto i propri capannoni in via San Jacopo o il palazzo di via Saragat (proprietà di Rfi, Rete Ferroviaria Italiana) come soluzioni anche temporanea. Ma il progetto ha respinto l'idea per evitare «spreco di denaro pubblico». Per la sede di Rfi si parla di 90mila euro per l'adeguamento e la messa in sicurezza. In una riunione che tutti definiscono «serena», resta però irrisolta la questione dei tempi: Rebeldìa era autorizzata dal Tribunale a restare in via Battisti fino al 30 ottobre. Lì sarebbero dovuti cominciare i lavori della Sesta Porta, nodo d'interscambio del trasporto pubblico. Anche Pisamo, società appaltatrice, ha chiesto un'audizione alla Cut e ha evidenziato un particolare finora non noto: la Sesta Porta si autofinanzia, ma per partire ha bisogno di anticipi di capitale. Se non accende i mutui con le banche contattate entro breve, queste investono altrove. Al contrario, se li accende, parte il conto degli interessi: questi sono costi certi che si aggiungerebbero alle eventuali penali da pagare alla fine dei lavori per il ritardo della consegna. Ritardo che diventa inevitabile se i lavori non iniziano.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
