Il Tirreno

Pisa

Tramvia leggera, si può fare

Giovanni Parlato
Il trammino quando si fermava alla stazione di Tirrenia
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Il trammino quando si fermava alla stazione di Tirrenia

Stazioni e linea saranno del Comune e della Provincia

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 PISA. Quello che una volta era "il trammino", un domani si potrebbe chiamare "tramvia di superficie". La possibilità che un moderno tram possa un domani tornare a ripercorrere il percorso di una volta, con varianti dettate dall'attuale urbanistica, non è del tutto campata per aria. È un progetto sui cui lavorare.  La Provincia e il Comune di Pisa stanno rilevando parte della proprietà che apparteneva al Compendio dell'ex Consorzio ferro-tranviario che, un tempo, gestiva la linea e le stazioni dislocate lungo il percorso. All'inizio del prossimo anno (sempre che il governo non cada) entrerà in vigore il federalismo demaniale che trasferirà determinati beni statali agli enti locali, basta che su questi non gravino dei contenziosi. Poiché fanno parte del Compendio, oltre al demanio, anche le amministrazioni provinciali e comunali di Pisa e Livorno, entro dicembre vanno definite le proprietà.  «Il valore del patrimonio che andrà agli enti locali - spiega Nicola Landucci, assessore provinciale al patrimonio - è intorno ai 5,6 milioni, circa 1,4 ad ente. Ovviamente, si parla di patrimonio e non di denaro. Ogni ente può dare un'opzione sul bene di proprio interesse. Come Provincia, il nostro interesse va alla stazione di Sant'Antonio compresi i capannoni e il piazzale. Il 16 dicembre ci sarà il consiglio provinciale in cui sarà deliberata la nostra volontà a chiuedere la partita col demanio e l'opzione di nostro interesse».  L'attenzione del Comune è per tre stazioni: quella di San Piero (che si trova fra il Centro Avanzi dell'università e viale D'Annunzio), di Marina in via Cagliaritana e di Tirrenia in piazza dei Fiori. «Si tratta di edifici su cui grava un vincolo monumentale - afferma Andrea Serfogli, assessore comunale al patrimonio - e stiamo preparando l'atto di transazione con l'agenzia del demanio. Mentre il sedime, cioè il vecchio tracciato della linea ferroviaria, verrà trasferito alle nostre competenze quando il federalismo sarà realizzato».  Pertanto, l'amministrazione comunale verrà in possesso, oltre che delle tre stazioncine, anche di tutto il percorso su cui il trammino viaggiava. Quindi, ecco la domanda: ci sono i requisiti per far rivivere il trammino? «Il ripristino è solo teorico - risponde Serfogli - anche perché i binari non sono più agibili e la linea andrebbe elettrificata. È un investimento di decine di milioni e si dovrebbe verificare se ci sono risorse dell'Unione europea dedicate a questi progetti, poiché l'amministrazione comunale non ha, da sola, la possibilità finanziaria di fare fronte a un simile investimento. Tuttavia - ed è questa la novità possibile -, si potrebbe utilizzare il sedime per creare un sistema di bus-via, come trasporto sostenibile dalla città verso il litorale in particolare durante il periodo estivo».  Una tramvia leggera su gomma, lungo il vecchio percorso del trammino, al momento, è vista come la soluzione più a portata di mano.

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