Attenzione
Torna la voglia di "trammino"
Giuliano Fontani
3 MINUTI DI LETTURA
Cresce la voglia di "trammino". Cinquant'anni dopo l'ultima corsa del treno elettrico che collegava Pisa con Livorno, passando per il litorale, si discute un piano per la mobilità del litorale e, inevitabilmente, si accendono i riflettori sulla vecchia linea ferrata che solcava le due città e le pinete.
Merito degli "Amici di Pisa" tenere acceso il dibattito sull'eventuale ripristino del "trammino", di cui non si è mai spento il ricordo, soprattutto tra i pisani con i capelli grigi. La nostalgìa però non è stata sufficiente, in mezzo secolo, a riproporre il ritorno del trammino, ma una nuova spinta viene dalle attuali difficoltà. Il piano di mobilità del litorale e la necessità di aprire una nuova via verso il mare partono dalla constatazione della realtà e da alcuni dati oggettivi. Il viale D'Annunzio, per quanto realizzato con una larghezza di vedute pari alla sede stradale, nei mesi di punta si rivela del tutto insufficiente. A luglio e agosto si registrano picchi di traffico impressionanti, fino a 35mila transiti giornalieri. Per non parlare della via della Bigattiera e dello strettissimo viale della Pisorno, che oltretutto bypassa Marina e lascia invariati i problemi sull'asse con Tirrenia. Gli "Amici di Pisa", alcune sere fa, hanno tenuto una bella conferenza, ricca di immagini e documenti filmati, su quel che ha rappresentato il trammino per generazioni di pisani e di livornesi. Un tuffo nel passato con foto e cartoline d'epoca che hanno ripercorso le tappe più importanti della crescita economica del litorale, ma anche le tragedie della guerra e gli sforzi per la ricostruzione. Un amarcord, presentato dal presidente Franco Ferraro e condotto da Fabio Vasarelli, partito da lontano, dalla vecchia ferrovia a vapore che veniva addirittura dai paesi dell'entroterra, alla riconversione elettrica del 1932, all'allungamento verso Livorno di tre anni dopo. Un percorso lungo oltre un secolo, che indubbiamente è rimasto nel cuore e nella mente di generazioni di pisani. Riproporlo adesso, mezzo secolo dopo l'ultimo viaggio, è molto difficile. Da una parte le ristrettezze economiche di una crisi che non spazio ai sogni, dall'altra la crescita di due città - Pisa e Livorno - che hanno reso impossibile il ripristino del vecchio tracciato nei rispettivi tratti urbani. Tuttavia la nostra città è alla ricerca di una soluzione e le ipotesi non mancano, incoraggiate da un federalismo demaniale che dovrebbe restituire agli enti locali buona parte di quelle proprietà. Il vecchio tracciato di Porta a Mare è da dimenticare, ma qualcosa potrebbe essere ideato poco più a sud, sfruttando in parte l'attuale linea ferroviaria che passa alle spalle della Saint Gobain. Il resto potrebbe essere affidato ad una meno costosa ma ugualmente veloce tramvia di superfice. Resterebbero, in buona parte dell'anno, grossi problemi economici gestionali, soprattutto se gli enti livornesi rimanessero tiepidi come lo sono stati in questi cinquant'anni.
Ma a quel punto perché non volgere, nell'ottica di un piano regionale, lo sguardo verso nord? Una metropolitana leggera di superfice potrebbe interessare la dinamica area viareggina e versiliese, che ha bisogno di raccordarsi, per questioni di turismo e di industria nautica, al segmento costiero pisano. E' un'idea e una speranza.
Merito degli "Amici di Pisa" tenere acceso il dibattito sull'eventuale ripristino del "trammino", di cui non si è mai spento il ricordo, soprattutto tra i pisani con i capelli grigi. La nostalgìa però non è stata sufficiente, in mezzo secolo, a riproporre il ritorno del trammino, ma una nuova spinta viene dalle attuali difficoltà. Il piano di mobilità del litorale e la necessità di aprire una nuova via verso il mare partono dalla constatazione della realtà e da alcuni dati oggettivi. Il viale D'Annunzio, per quanto realizzato con una larghezza di vedute pari alla sede stradale, nei mesi di punta si rivela del tutto insufficiente. A luglio e agosto si registrano picchi di traffico impressionanti, fino a 35mila transiti giornalieri. Per non parlare della via della Bigattiera e dello strettissimo viale della Pisorno, che oltretutto bypassa Marina e lascia invariati i problemi sull'asse con Tirrenia. Gli "Amici di Pisa", alcune sere fa, hanno tenuto una bella conferenza, ricca di immagini e documenti filmati, su quel che ha rappresentato il trammino per generazioni di pisani e di livornesi. Un tuffo nel passato con foto e cartoline d'epoca che hanno ripercorso le tappe più importanti della crescita economica del litorale, ma anche le tragedie della guerra e gli sforzi per la ricostruzione. Un amarcord, presentato dal presidente Franco Ferraro e condotto da Fabio Vasarelli, partito da lontano, dalla vecchia ferrovia a vapore che veniva addirittura dai paesi dell'entroterra, alla riconversione elettrica del 1932, all'allungamento verso Livorno di tre anni dopo. Un percorso lungo oltre un secolo, che indubbiamente è rimasto nel cuore e nella mente di generazioni di pisani. Riproporlo adesso, mezzo secolo dopo l'ultimo viaggio, è molto difficile. Da una parte le ristrettezze economiche di una crisi che non spazio ai sogni, dall'altra la crescita di due città - Pisa e Livorno - che hanno reso impossibile il ripristino del vecchio tracciato nei rispettivi tratti urbani. Tuttavia la nostra città è alla ricerca di una soluzione e le ipotesi non mancano, incoraggiate da un federalismo demaniale che dovrebbe restituire agli enti locali buona parte di quelle proprietà. Il vecchio tracciato di Porta a Mare è da dimenticare, ma qualcosa potrebbe essere ideato poco più a sud, sfruttando in parte l'attuale linea ferroviaria che passa alle spalle della Saint Gobain. Il resto potrebbe essere affidato ad una meno costosa ma ugualmente veloce tramvia di superfice. Resterebbero, in buona parte dell'anno, grossi problemi economici gestionali, soprattutto se gli enti livornesi rimanessero tiepidi come lo sono stati in questi cinquant'anni.
Ma a quel punto perché non volgere, nell'ottica di un piano regionale, lo sguardo verso nord? Una metropolitana leggera di superfice potrebbe interessare la dinamica area viareggina e versiliese, che ha bisogno di raccordarsi, per questioni di turismo e di industria nautica, al segmento costiero pisano. E' un'idea e una speranza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google