Il dolore
Tre anni per le botte allo stadio
Candida Virgone
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L’Arena Garibaldi luogo della aggressione e lo steward Giovanni ToluCondannato il factotum dell'Arena che ferì uno steward
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PISA. «Chiedo scusa a Giovanni Tolu e alla sua famiglia. Non pensavo che il mio gesto potesse avere queste conseguenze». Lo ha detto ieri pomeriggio in tribunale Claudio Nardini, factotum del Pisa Calcio che due anni fa aggredì e ridusse in gravi condizioni uno steward della società, Giovanni Tolu, 54 anni, vecchianese, ex volontario della Misericordia, invalido in attesa di trapianto di fegato. Il giudice monocratico Angelo Perrone, dopo una breve camera di consiglio, durata venti minuti, lo ha condannato alla pena di tre anni senza condizionale (già usufruita) e con le attenuanti generiche, al risarcimento delle spese legali e ad una provvisionale di trentamila euro alla parte civile. Tolu infatti, che già non stava bene, ha riportato indebolimento permanente della vista e delle facoltà cognitive. Il pm, Miriam Pamela Romano, aveva chiesto già lei una pena contenuta, appunto i 3 anni, richiesta accolta dal giudice Perrone.
«Anche se niente potrà ridare la salute a nostro padre - ha detto il figlio di Giovanni, Fabio - questa sentenza ci lascia soddisfatti». Mardini era difeso dall'avvocato Rolando Rossi, la famiglia Tolu era assistita dagli avvocati Andrea Bargagna e Teresa Ferretti. Il 22 novembre del 2008 Tolu fu trovato esanime a terra allo stadio con intorno Nardini, il fratello Marcello e il padre Aureliano, storico custode dell'Arena, che gli dicevano di smettere di fingere e anzarsi. Inizialmente si pensò ad una caduta accidentale o ad un malore viste le sue condizioni di salute, ma in ospedale, in clinica neurochirurgica, emerse che il suo stato poteva essere compatibile con lesioni. L'uomo, entrato in coma e rimasto in ospedale per due mesi, con la perdita di memoria e parola, ha recuperato solo in parte le sue funzioni.
Le successive indagini sul misterioso episodio ricostruirono che poteva esserci stata un'aggressione, preceduta da una lite, iniziata davanti alle telecamere della videosorveglianza e finita poco lontano. Una lite, si disse all'epoca, dovuta alla richiesta di destinare agli steward una stanza fino a quel momento in mano ad alcuni volontari. L'inchiesta della procura portò all'acquisizione dei filmati delle telecamere che accertarono episodi circoscritti e si chiuse col rinvio a giudizio di Nardini, che ammise di aver colpito Tolu, ma solo con uno schiaffo. La famiglia di Tolu, invece, ha sempre fatto fece precise accuse riguardo ad un vero e proprio pestaggio. Ieri ha testimoniato il padre di Mardini, Aureliano, detto «Vocina». «Mio figlio - ha detto - aveva saputo che io e Tolu avevamo discusso e, siccome mi ero sentito male, era andato a dirgli che non poteva trattare così una persona di una certa età. Ma lo ha colpito solo con uno schiaffo». Il pm quindi ha rinunciato alla possibilità di ascoltare l'imputato, e lui ha voluto rilasciare una dichiarazione spontanea in cui ha chiesto scusa ed ha ribadito la versione di sempre, che solo di uno schiaffo si era trattato. Il dibattimento, iniziato alle 13, si è concluso alle 15.
«Anche se niente potrà ridare la salute a nostro padre - ha detto il figlio di Giovanni, Fabio - questa sentenza ci lascia soddisfatti». Mardini era difeso dall'avvocato Rolando Rossi, la famiglia Tolu era assistita dagli avvocati Andrea Bargagna e Teresa Ferretti. Il 22 novembre del 2008 Tolu fu trovato esanime a terra allo stadio con intorno Nardini, il fratello Marcello e il padre Aureliano, storico custode dell'Arena, che gli dicevano di smettere di fingere e anzarsi. Inizialmente si pensò ad una caduta accidentale o ad un malore viste le sue condizioni di salute, ma in ospedale, in clinica neurochirurgica, emerse che il suo stato poteva essere compatibile con lesioni. L'uomo, entrato in coma e rimasto in ospedale per due mesi, con la perdita di memoria e parola, ha recuperato solo in parte le sue funzioni.
Le successive indagini sul misterioso episodio ricostruirono che poteva esserci stata un'aggressione, preceduta da una lite, iniziata davanti alle telecamere della videosorveglianza e finita poco lontano. Una lite, si disse all'epoca, dovuta alla richiesta di destinare agli steward una stanza fino a quel momento in mano ad alcuni volontari. L'inchiesta della procura portò all'acquisizione dei filmati delle telecamere che accertarono episodi circoscritti e si chiuse col rinvio a giudizio di Nardini, che ammise di aver colpito Tolu, ma solo con uno schiaffo. La famiglia di Tolu, invece, ha sempre fatto fece precise accuse riguardo ad un vero e proprio pestaggio. Ieri ha testimoniato il padre di Mardini, Aureliano, detto «Vocina». «Mio figlio - ha detto - aveva saputo che io e Tolu avevamo discusso e, siccome mi ero sentito male, era andato a dirgli che non poteva trattare così una persona di una certa età. Ma lo ha colpito solo con uno schiaffo». Il pm quindi ha rinunciato alla possibilità di ascoltare l'imputato, e lui ha voluto rilasciare una dichiarazione spontanea in cui ha chiesto scusa ed ha ribadito la versione di sempre, che solo di uno schiaffo si era trattato. Il dibattimento, iniziato alle 13, si è concluso alle 15.
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