Finanza
Università. Il giorno dopo l’approvazione alla Camera, è il momento della riflessione sulla Gelmini
«Una legge astratta e dirigista»
Giovanni Parlato
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I binari occupati e sotto il corteo in centroCritiche da docenti e ricercatori: ddl sotto il fuoco incrociato
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PISA. «È una legge astratta e dirigista. E con aspetti demagogici», commenta Maurizio Alfonso Iacono, preside di Lettere, il giorno dopo che il ddl Gelmini ha superato l'esame alla Camera e si avvia a sottoporsi al voto del Senato. Il giorno dopo, la Pisa battagliera che ha protestato contro il disegno di legge si ferma ed è il momento della riflessione che fa dire al professore Iacono che «l'aspetto della governance è quello più critico di tutto l'impianto del ddl. Il senato accademico diventa un organo vago e con potere solo consultivo, mentre il rettore, anche se avrà un mandato non superiore ai sei anni, avrà pieni poteri, sarà libero di circondarsi di collaboratori e formare di fatto un'oligarchia. Si crea una governance dirigistica che potrebbe diventare dispotica». Ma Iacono si domanda anche perché la sinistra non ha mai ritenuto di presentare un'altra legge. «La sinistra non aveva una posizione alternativa e questa riforma è il frutto perverso di spinte sull'università che non arrivano solo da destra». Ma un altro aspetto di fondo preoccupa il preside: «L'interrogativo reale è la copertura finanziaria, se non ci fosse avremmo perso tempo». E qualcosa di positivo? «Sono d'accordo sulla lista nazionale dei concorsi che supera la gestione locale». A sua volta, Fabio Beltram, direttore della Scuola Normale, afferma che «sono certamente condivisibili le preoccupazioni per il futuro della formazione universitaria e ancor più quelle per le opportunità di inserimento dei più giovani. Risorse adeguate e un quadro normativo moderno sono necessari». Col dente avvelenato sono i ricercatori precari come Alessandro Breccia della facoltà di scienze politiche che, da anni come tanti altri, aspetta il concorso. «Il primo elemento negativo è l'abolizione del ricercatore a tempo indeterminato e la definitiva consacrazione, per legge, del precariato universitario. Infatti, il ddl prevede dapprima un percorso di 4 anni come assegnista e successivamente un percorso che può variare da 6 a 8 anni come ricercatore a tempo determinato per un totale massimo di 12 anni per i più fortunati. Inoltre, la riforma non essendo accompagnata da indicazioni certe delle risorse sul reclutamento a tempo indeterminato, rischia di creare pochissime opportunità d'inserimento in pianta stabile dei ricercatori». Altre criticità della riforma, secondo il ricercatore pisano, è «lo svuotamento di indirizzo politico del senato accademico e la concentrazione del potere nelle mani del rettore e del consiglio d'amministrazione che assume competenze non solo gestionali, ma anche strategiche. Infine, la presenza nel cda dei soggetti esterni anche di aziende private che hanno le loro rispettabili esigenze, ma diverse da una struttura pubblica, scientifica e culturale come l'università». Rolando Vivaldi, rappresentante dei tecnici amministrativi in consiglio d'amministrazione, non vede solo elementi negativi nella riforma. «Tra le novità positive c'è il limite di sei anni di mandato al rettore e la separazione dei compiti fra senato e cda. Che i privati potessero entrare in consiglio è previsto del nostro stesso statuto. Infatti, si prevede una partecipazione, solo a titolo consultivo e per un massimo di tre persone, di quelle aziende che si impegnano a concorrere con propri fondi. Credo che se gestita bene, con la maggioranza che resta pubblica, la presenza di esterni può essere stimolante». Negativo, il giudizio di Vivaldi sul sistema del diritto allo studio. «I prestiti d'onore non li condivido in quanto se poi lo studente dovrà restituire i soldi che gli vengono elargiti non si tratta più di borse di studio».
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