Il Tirreno

Pisa

Gli studenti hanno organizzato assemblee in ogni facoltà: la contestazione andrà avanti

«Non diamo nulla per scontato»

Gianluca Campanella   Enrico Santus
La protesta sotto la Torre
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La protesta sotto la Torre

La protesta potrebbe riprendere il 14, giorno della fiducia al governo

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PISA. «Questo è un giorno "prima", non un giorno "dopo"». Suona come una minaccia, a distanza di 24 ore dall'approvazione del ddl Gelmini alla Camera. Ma è la prova della determinazione degli universitari: la protesta va avanti.  Autrice della frase da irriducibile è Carla, studentessa di Lettere, da giorni in prima linea. Col filo di voce che le è rimasto dopo «una settimana pesissima», spiega che «non è finita e non diamo nulla per scontato».  Infatti martedì sera, al termine del blocco della città (stazione e autostrada, per citare qualche trofeo conquistato dai ragazzi), i 7mila che provano a fermare la riforma accademica non sono andati a dormire: assemblea al polo Fibonacci per fare il punto e decidere che «ci vuole una risposta immediata». Ieri pomeriggio, assemblee in ogni facoltà, per organizzare la fine parziale delle occupazioni. E, ancora, una nuova plenaria al polo Carmignani questa notte.  Cosa ci aspetta? Partiamo dal "quando". Il movimento sente come una vittoria il fatto che la discussione al Senato, calendarizzata per il 9 dicembre, sul sito ufficiale non ci sia ancora. Pertanto gli autori della protesta stanno organizzando una manifestazione (forse nazionale) per il 14, giorno della fiducia al governo e appuntamento sicuro.  Alberto Campailla, iscritto a giurisprudenza, è un altro dei barricaderi e vede in quella data la possibilità di «un salto politico: finora ci siamo battuti contro il ddl, ma possiamo anche provare a far cadere tutto il governo». Non pensa che ciò porti a defezioni: «Anzi, se creiamo sempre nuovi obiettivi, possiamo attrarre ancora». Non solo gli universitari resteranno tutti, «ma se, per esempio, la crisi c'è sul "collegato lavoro", possiamo avere l'ambizione di coinvolgere i sindacati e indirizzare la futura campagna elettorale: chi si candida dovrà per forza parlare di diritti sociali, della nostra idea di riforma e della difesa della cultura».  Anche Lorenzo, di scienze, parte dall'analisi sociale: «Non c'è una situazione di pacificazione. E in questo clima, un governo coi piedi d'argilla decide di alzare la tensione. Sarà sua la responsabilità di quello che accade». Ma ammette che a Pisa si respira «serenità locale, dovuta al dato numerico della piazza, che ha espresso determinazione e fatto trasparire il suo peso contrattuale. E dovuta anche al comportamento delle forze dell'ordine», che hanno sorvegliato con discrezione i cortei di questi giorni senza mai intervenire.  Nei prossimi giorni si realizzerà un calendario delle proteste, che «vista la sordità delle istituzioni - come sottolineano gli studenti -, saranno ancora più clamorose». Non si esclude il coinvolgimento di un maggior numero di persone, considerato che all'interno degli stessi movimenti di destra (solitamente astenuti) si iniziano a registrare i primi segnali di divisione tra chi non vuole manifestare e chi invece inizia a sentirne l'esigenza.  Infine, c'è da riconoscere al movimento studentesco - e in particolare a quello di Pisa - un'assoluta dimostrazione di civiltà: gli stessi passeggeri dei treni bloccati e parte della cittadinanza ha espresso solidarietà al movimento, «segno questo che la protesta sta entrando nei cuori della gente» commenta infine Alberto Campailla.

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