Attenzione
Studenti in corteo, la città nel caos
◗
Un momento del corteo studentesco contro la riforma dellistruzione universitaria Fermati i treni per ore, in tilt la circolazione sull'Aurelia e in autostrada
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Picnic in paradiso. Che è un posto a metà strada tra la stazione Centrale e il casello "San Piero" della A12. E improvvisa discesa all'inferno: la notizia dell'approvazione del ddl Gelmini. Avevano promesso la paralisi totale in attesa di aggiornamenti da Roma e l'hanno realizzata in città: partenza in 7mila alle 10.45 da piazza Garibaldi; stazione bloccata dalle 12.25 alle 17; raccordo autostradale occupato dalle 17.50 alle 20. Aeroporto sfiorato subito dopo. Una giornata di emozioni forti, conclusa con un'assemblea al polo Fibonacci per capire come reagire, proseguita fino a notte. Gli universitari, che hanno provato a fermare la riforma Gelmini ci credevano veramente. Ma non è bastato. Vanno a casa con l'amaro in bocca, con tanta voglia di ricominciare (il ddl torna in Senato) e con la sensazione di aver scritto la storia: «Mamma, non sai cosa sta succedendo!», urla al telefonino un manifestante sui binari. La stazione è stata la prima conquista della giornata: dopo un corteo per i lungarni, il passaggio dall'Inps con il saluto ai ricercatori accampati sul tetto e l'ennesima richiesta alla Cgil di uno «sciopero generale», alle 12.25 i diecimila (secondo i manifestanti), si ritrovano in piazza Vittorio. Di fronte a loro due ufficiali in divisa. I ragazzi cantano: «Poliziotto non ci fermare, ché tuo figlio vuole studiare». Un coro inutile, perché tutti gli uomini sul campo hanno l'ordine di «non reagire». La scelta determina il successo della giornata dal punto di vista dell'ordine pubblico: nessun incidente e piccolissimi danni involontari. L'invasione dei 14 binari è questione di pochi secondi. Allertate in tempo, le Ferrovie hanno già bloccato il traffico: al momento dell'ingresso della protesta in stazione ci sono solo due convogli. E comincia la grande festa, tra panini al salame e vino rosso nei bicchieri di carta. Stupisce l'educazione di alcuni, che raccolgono addirittura le cartacce dopo il "bivacco". Tra ritardi e cancellazioni, saranno 102 i treni coinvolti. La voce automatica dagli altoparlanti alterna, in un crescendo grottesco: «Annuncio ritardo» e «Vietato attraversare i binari». Qualcuno mette in tasca come souvenir un sasso della massicciata. Gli affari dei fast food vanno a gonfie vele. Alle 17 si riparte per l'Aurelia: il corteo la raggiunge all'altezza del ponte dell'Imperatore e devia verso Livorno. Ormai è chiaro che l'obiettivo è l'autostrada. Dall'inizio del raccordo al casello sono circa tre chilometri: la prova più difficile per la pioggia, ma soprattutto il buio. Com'è noto, le autostrade sono illuminate solo agli svincoli: la Digos fa mettere di traverso un camion con le quattro frecce accese, per impedire l'arrivo delle auto. Alle 18.50 c'è il superamento del casello, con l'occupazione di entrambe le carreggiate, ma senza allontanarsi troppo. E ancora, una simbolica partita con un pallone di spugna e tanti fumogeni. «Non ci fermano più!». Sarà il voto alla Camera a chiudere la festa. Al rientro, via Fi-Pi-Li, i ragazzi "toccano" l'aeroporto senza entrare. La voce è finita, la rabbia non ancora. Gianluca Campanella SERVIZI nelle pagine 2, 3 e 5
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
