Sicurezza
Sposa bambina, parla la difesa
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Il campo Rom di Coltano Il legale del marito: la realtà è diversa da come è stata descritta
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PISA. I legali delle persone arrestate per la vicenda della sposa-bambina a Coltano stanno mettendo a punto la strategia difensiva. In particolare, l'avvocato Giuseppe Cutellè, che difende il sedicenne marito della ragazza, non è stato sorpreso della convalida del fermo del suo giovane assistito presso il centro di prima accoglienza a Firenze e si prepara a controbattere. «L'indagine - spiega - sino ad ora si è fondata esclusivamente sulla testimonianza della ragazza. Ora stiamo cercando di tirare fuori tutta la documentazione utile per dimostrare che la realtà è difforme da quanto sostenuto sinora». Il ragazzo, insieme ai suoi familiari, la nonna, i genitori e gli zii, è accusato di gravi reati: la polizia sta indagando per tratta di persone, riduzione in schiavitù e violenza sessuale di gruppo. La difesa però, rappresentata oltre che da Cutellè dai colleghi Caterina Baroni, Luca Cianferoni, Marco Meoli e Nicola Giribaldi nega recisamente che la versione della ragazza, 15 anni, sia rispondente alla verità. Il materiale probatorio su cui è fondata l'ordinanza di custodia cautelare è molto duro nei confronti della famiglia del giovane. «Non potevo mai riposarmi - ha raccontato la sposa bambina agli inquirenti -: lo avrò fatto tre volte nei tre mesi e mezzo passati nel campo e ho guardato la tv poche volte di nascosto. Dovevo alzarmi alle sei e pulire, lavare i piatti, servire tutti, guardare i bambini di mia suocera, lavare e stendere i vestiti di tutta la famiglia e stare sveglia finché non andavano a letto tutti, verso le due di notte. Dovevo andarci per ultima. Ogni sera mio marito mi violentava, ma poi mi scacciava dal letto e mi faceva dormire sul pavimento della cucina». E la ragazza ha denunciato fra l'altro botte ricevute dal marito, minacce e tentativi di violenza da parte del suocero.
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