Il Tirreno

Pisa

Rebeldia: faremo resistenza passiva

Gianluca Campanella
Striscione di Rebeldia davanti al rettorato
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Striscione di Rebeldia davanti al rettorato

Scaduti i tempi per restare in via Battisti. Richiesto l'ex Asnu

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 PISA. «Non andremo via di qui senza garanzie. Useremo tutti gli strumenti necessari per riaprire la trattativa: farci portare via di peso, salire sui tetti, paralizzare Pisa a partire da via Battisti. Sarà un giorno storico!».  Ieri per il tribunale scadeva la possibilità data a Rebeldìa di restare nell'attuale sede. E il centro sociale, in un'assemblea pubblica, ha lanciato l'appello «a tutte le forze politiche, sindacali e associative di creare con noi un primo gruppo di contatto che si relazioni con l'esterno». Le 31 associazioni hanno deciso «di non essere accerchiate, ma di accerchiare le forze dell'ordine, in modo non violento e per ritardare il più possibile la notifica dell'ufficiale giudiziario».  Ora chiedono aiuto alla città, ma la forma è questa, «non mediabile». Per Rebeldìa è «l'ultima ratio, non una sceneggiata arrogante»: non accettano la soluzione di via Saragat (proposta dal Comune), ma sono disposti a lasciare l'area della futura "Sesta porta" anche subito, se il sindaco Marco Filippeschi incontra il rettore Massimo Augello e questi offre loro l'ex Asnu, in via Filiberto.  Il consigliere Carlo Scaramuzzino (Sel) annuncia un "question time" in sala delle Baleari per giovedì prossimo, il giorno della mozione contro la presidente Titina Maccioni: «Ci chiedono responsabilità e imparzialità sulla mozione. Chiediamo pari senso su Rebeldìa o si chiuderebbero di spazi di relazioni politiche». Solidale anche Rifondazione comunista.

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